Nella Concessione italiana risiedevano 7.954 abitanti di cui 394 italiani e 146 europei. Erano governati da un podestà (il Regio Console d’Italia) assieme ad una consulta composta da italiani e cinesi. La concessione era tutelata dal piccolo corpo della Polizia della Concessione Italiana, costituito da cinesi con ufficiali italiani. L’abitato, a parte gli edifici pubblici, era principalmente di abitazioni, ovvero villette con giardino recintato![]()
La Concessione Italiana in Cina, ieri e oggi

Tientsin e dintorni: la posizione rispetto alle altre località
Una posizione strategica, per l’Italia in Cina
La particolare importanza di Tientsin stava tutta nella sua posizione strategica, tra Pechino, capitale della Cina e il mare. Infatti la presenza militare delle grandi potenze era assicurata dalla forza militare delle rispettive Marine e dalle navi da guerra, capaci di trasportare truppe. Dove potevano sbarcare per raggiungere Pechino, sede del potere imperiale? Shanghai, metropoli popolosa e importante, aveva un porto adeguato per accogliere le grandi navi oceaniche. Ma aveva il difetto di essere troppo lontana da Pechino, anche se un canale navigabile e strade la collegavano al nord.
Quando era necessario, come per la Guerra dei Boxer, nel 1900, bisognava portarsi all’interno del Golfo di Chilhi, per sbarcare a Ta ku e raggiungere Pechino. Tuttavia l’avvicinamento all’approdo di Ta ku, alla foce del fiume Pei ho, era impossibile a causa di una secca che teneva le navi maggiori ad almeno dieci miglia da terra, tragitto lungo e lento da fare con altri natanti. Tale delicato trasbordo era dominato da 4 forti cinesi alla foce, che vennero espugnati dagli occidentali. A breve distanza da Ta ku si raggiungeva Tientsin. Da lì 128 chilometri separavano infine Tientsin da Pechino. Lungo il tragitto Ta ku – Tientsin – Pechino mosse infatti nel 1900 la colonna di truppe occidentali che, più volte ostacolata, raggiunse e liberò gli europei a Pechino, durante il famoso assedio. Tientsin era un luogo strategico, equidistante e ben collegato, adatto per assegnare alle grandi potenze degli spazi urbani dove insediare le loro rappresentanze, con relativi contingenti di presidio. Dal 1902 anche l’Italia ebbe una concessione a Tientsin. Collegamenti telegrafici univano Pechino a Tientsin già nel 1900, ma in seguito vennero impiantate dalla Regia Marina più sicure stazioni radio, capaci di comunicare anche con le navi alla fonda.
Riassumendo, dopo la guerra dei Boxer, l’insediamento italiano in Cina, oltre a Tientsin, comprendeva la Delegazione a Pechino, pochi marinai a Ta ku e al forte di Shan hai kwan (sulla costa a nord di Ta ku). E’ chiaro che con il crescere delle forze militari cinesi, più numerose, organizzate e attrezzate, la presenza militare occidentale negli anni trenta diveniva puramente simbolica e la posizione logistica (soprattutto quella di Tientsin) era più importante, tanto da eliminare i piccoli presidi. Più a sud c’erano molti connazionali a Shanghai e nell’interno ad Hankow (sullo Jang-tze-kiang, che poi sbocca a Shanghai). Pochi religiosi si trovavano in ognuna delle tante missioni cattoliche italiane sparse sul territorio.

Mappa di Tientsin delle origini ricostruita da Trentoincina sulla base di un originale (di scarsa leggibilità) pubblicato dall’Ufficio Storico della Marina Militare (La Marina Italiana in Estremo Oriente 1866-2000). Si nota l’irregolarità degli appezzamenti di terreno prima della sistemazione urbanistica italiana degli anni venti
Tientsin, da terreno malsano a zona bonificata e residenziale
La concessione italiana di Tientsin era inizialmente un terreno malsano e fangoso all’interno di un’ansa del fiume Pei ho, in una zona al di fuori della città cinese. Era una zona disseminata di pozzanghere e saline che conteneva migliaia di abitanti in case di fango e paglia. All’Italia fu concessa una superfice di circa mezzo chilometro quadrato in perpetuo dal 7 giugno 1902, in mezzo a zone concesse alle altre nazioni. Nei decenni successivi si trasformò radicalmente grazie alla bonifica e alla pianificazione urbanistica, con una viabilità razionale, impianto di illuminazione e servizi igienici. Nel 1930 aveva 17 strade e due piazze, con ospedale, cattedrale, caserma, centrale telefonica, la “Casa degli italiani”, scuola italiana e cinese, mercato coperto, giardino pubblico, palazzo dello sport e due campi sportivi. Nella Concessione italiana risiedevano 7.954 abitanti di cui 394 italiani e 146 europei. Erano governati da un podestà (il Regio Console d’Italia) assieme ad una consulta composta da italiani e cinesi. La concessione era tutelata dal piccolo corpo della Polizia della Concessione Italiana, costituito da cinesi con ufficiali italiani. L’abitato, a parte gli edifici pubblici, era principalmente di abitazioni, ovvero villette con giardino recintato. Le famiglie cinesi più ricche della città abitavano in questa zona e ditte locali e straniere avevano degli uffici. La concessione era a ridosso della “Banchina d’Italia”, il porto fluviale e strumento di attività commerciali.

Mappa della Concessione di Tientsin, rielaborata da mappe d’epoca recentemente pubblicate e da altre informazioni di varia provenienza (disegno Trentoincina)
La città italiana, ieri e oggi.
Nella mappa della “colonia”, la Concessione Italiana di Tientsin, si vede la disposizione dei principali edifici e le strade dal nome italiano. Il tessuto urbano era prevalentemente residenziale, costituito da costruzioni di pochi piani, con giardino e vi erano numerosi edifici pubblici. La presenza italiana sarebbe terminata dopo il secondo conflitto mondiale. Ma sarebbero rimasti molti edifici occidentali e italiani con la struttura originale, fino ai nostri giorni. Con la maggiore apertura della Cina al commercio e ai rapporti internazionali, si è apprezzato quanto esisteva ancora, con una nuova prospettiva, tanto da giustificare una grande operazione urbanistica con accordi tra Italia e Cina. La città italiana era dotata di vari edifici interessanti, con vie e spazi, come Corso Vittorio Emanuele III e Piazza Regina Elena. A eccezione del Municipio, sono tutti rimasti, sia pure con altri nomi e funzioni. La famosa Caserma Carlotto, dove si basava il Battaglione in Cina del San Marco, è ancora là. Presso questi edifici si sviluppava un abitato costituito da villette occidentali circondate da giardino, in stile eclettico italiano tipico degli anni venti. La principale differenza rispetto ad analoghe situazioni residenziali in Italia, stava in una maggiore dilatazione degli spazi. Un regolamento urbanistico del 1913 garantiva uniformità, basse altezze dei palazzi, distanza dalla strada, il tutto con viali alberati che solcavano zone di giardini. Purtroppo in Italia, paese ricco di cose belle ma non sempre attento a salvaguardare il tessuto urbano normale, non esiste più una realtà così estesa e uniforme di belle costruzioni dello stesso periodo, che acquista grande valore e opportunità sia per l’Italia che per la Cina.

Municipio Italiano di Tientsin negli anni Trenta, oggi scomparso (proprietà Mazzini)
Il governo cinese, che ha la totale proprietà pubblica dell’area, ha effettuato ampi interventi per valorizzare edifici ed urbanistica italiana. Vi è stata dunque una collaborazione tra progettisti italiani e imprese cinesi. Il risultato finale è un contesto urbano e di servizi moderni, di valore turistico e al tempo stesso disponibile per ospitare aziende internazionali. Si tratta oggi di un ambiente affascinante, con grandi potenzialità, che ricorda la storia dell’Italia in Cina.

Tientsin oggi (proprietà Versini)
Tientsin in un diario di viaggio del 1924

La Polizia Italiana di Tientsin (comando italiano e poliziotti cinesi)- 1924
Nel 1924, il giornalista e scrittore Arnaldo Cipolla nel corso di un lungo viaggio attraverso la Russia, la Cina e il Giappone, scrisse un interessante diario, di cui riportiamo alcuni estratti e informazioni. Termini e parole testuali sono indicate tra virgolette.
Settembre 1923
Come racconta Cipolla, Tien-Tsin in cinese significherebbe “Guado del Cielo”, ovvero porto di Pechino, da cui distava tre ore e mezza di ferrovia, essendo accessibile dal mare attraverso il fiume Pey-Ho. La scarsità di porti e di empori marittimi sulle coste della Cina era dovuto alla scarsità di protezione dai venti del Pacifico e Tien-Tsin si trovava in posizione particolarmente favorevole, essendo anche un centro ferroviario di grande importanza che collegava Shanghai, la Manciuria, la Corea. A Tien-Tsin e dintorni vivevano ormai quasi un milione di cinesi, tremila europei e americani, dodicimila giapponesi. Il terreno era costituito da una vasta palude soggetta a inondazioni, che fu bonificata per realizzarvi le Concessioni straniere. La Concessione italiana non era molto vasta a paragone delle altre, ma veniva ritenuta “la più bella e la più felicemente situata”, rimanendo all’asciutto anche durante l’alluvione del 1917. Aveva l’aspetto di una “linda e civettuola cittadina nostra”, dalla forma di un trapezio, col lato maggiore di soli mille metri. L’arteria principale era la via Vittorio Emanuele III, mentre le altre vie portavano i nomi dei grandi viaggiatori italiani in Cina e degli ufficiali che persero la vita nella guerra contro i Boxers, o dei personaggi che fondarono e fecero prosperare la Concessione, oppure ancora erano intitolate a città italiane. Un giardino pubblico abbelliva la cittadina e nella piazza Regina Elena sorgeva la fontana monumentale in marmo di Carrara inaugurata in omaggio ai pionieri italiani, per ricordare la vittoria italiana della Grande Guerra.

Abitato di Tientsin negli anni venti con villette di stile italiano (collezione Mazzini)
“Le case della Concessione che sono circa duecento, nelle forme più varie, alcune anche assai seducenti, sono quasi tutte circondate da giardini. La cittadina è provvista dei mezzi più moderni di fognatura e di illuminazione e presidiata da un Corpo di Polizia indigena (cinesi) comandato dai signori Boveri e Baj, ambedue piemontesi e già appartenenti alla Marina Militare.”
“Una delle caratteristiche più singolari delle Concessioni europee di Tien-Tsin è quella di essersi lasciate invadere dai cinesi che vi ci sentono più sicuri dinanzi alle mutevoli fortune dei partiti politici dell’uno e dell’altro aspirante al potere supremo. Nella Concessione italiana, per esempio, le case abitate da cinesi sono l’ottanta per cento della totalità.”
“La Concessione italiana di Tien-Tsin è in floride condizioni finanziarie benché le tasse che pagano gli abitanti siano inferiori a quelle di tutte le altre Concessioni. Il commendator Gabrielli trovò alla sua venuta un avanzo di una trentina di mila taels (480.000 lire del 1923) e trasmise al nuovo consiglio comunale, dopo due anni di gestione, una cifra tripla. Si pensa quindi alla costruzione lungo il fiume della banchina che ancora non esiste e ad altri miglioramenti.”
“Sino a qualche tempo fa , Tien-Tsin italiana possedeva anche un Ufficio Postale italiano, ma dopo la conferenza di Washington tutti gli Uffici Postali europei in Cina sono stati soppressi…ma è doveroso dire che la Posta cinese…, funziona in guisa ammirevole. E non soltanto come Posta, ma anche come centro prezioso di informazioni sicure su tutto lo sterminato Paese.”
“Fuori dalla concessione italiana, sul terreno di quella inglese, sorge il cimitero dei marinai e soldati italiani caduti combattendo per la difesa di Tien-Tsin all’epoca dei boxers. Sono venticinque tombe che il 18 giugno… ricevono dalle fanciulle europee un tributo di fiori. Nel programma del futuro immediato vi è pure la fondazione di una scuola per arti e mestieri per i cinesi…E’ augurabile che una scuola italiana venga fondata anche in Cina.”
Cipolla esprimeva preoccupazione poiché il ritorno alla Cina della concessione tedesca (la più sviluppata), di quella austriaca e russa, oltre alla rinuncia americana, introduceva il principio che la Cina potesse aspirare a riprendersi i superstiti empori commerciali occidentali. La Concessione italiana, dopo la scomparsa russa e austriaca, si trovava isolata in piena città cinese, con qualche perplessità sul futuro. La piccola nave Caboto aveva anche dei problemi stagionali di stazionamento sul posto, dovendo evitare di farsi bloccare dal ghiaccio, e non poteva certo offrire protezione: “ non che la nostra nave possa, con i suoi cento marinai e pochi cannoni, tenere in rispetto una città di un milione di cinesi…”.
Arnaldo Cipolla – Per la Siberia in Cina e Giappone – G.B.Paravia & C. – Torino 1924

La posizione della concessione italiana di Tientsin rispetto a quelle delle altre nazioni negli anni Venti (disegno Trentoincina)
Il recupero di frammenti di Storia italiana, a molti sconosciuta, è una notizia positiva. Forse qualcuno si stupirà della presenza di tante costruzioni italiane in capo al mondo. Bisogna ricordare che gli Italiani sono sempre stati grandi costruttori, sia in patria che all’estero, sia a livello privato che pubblico. Durante lo sforzo coloniale, affrontato in ritardo rispetto ad altre potenze europee, si costruì molto (opere pubbliche, edifici, infrastrutture, abitazioni residenziali) con qualità, slancio, e forse con scarsa lungimiranza perché il colonialismo era al tramonto. Sembra che si volesse imitare l’uso che la Roma imperiale faceva dei monumenti nelle colonie. I Romani costruivano anche per dimostrare le capacità della madrepatria, quasi che questa superiorità tecnica nelle opere civili giustificasse la supremazia e dominazione. Durante l’espansione coloniale del novecento, in mediterraneo, come in Africa, fino in Cina, i luoghi acquisiti dall’Italia furono spesso considerati come estensioni della nazione, spendendovi grandi energie. In molti casi le costruzioni italiane sono rimaste e mantengono un valore architettonico ancora oggi.