Trentoincina

Storie di uomini e di navi

Battaglia di Mezzo Giugno 1942

Gli incrociatori Eugenio di Savoia e Raimondo Montecuccoli, aumentando la velocità e iniziando il tiro, tentarono di aggirare dal davanti il convoglio, per interromperne la marcia, mentre i caccia meno veloci rimanevano indietro per attaccare direttamente i mercantili. Oltre le cortine nebbiogene che nascondevano il convoglio, le navi britanniche si dividevano nello stesso modo: una parte serrava le distanze contro gli incrociatori

Pubblicazione della Regia Aeronautica 1942 (collezione Trentoincina)

Pubblicazione della Regia Aeronautica 1942 (collezione Trentoincina)

La promettente estate del 1942

Nel 1942 il conflitto mondiale si sviluppò con tutta la sua complessità, rimanendo in equilibrio con prospettive incerte. Unione Sovietica e Stati Uniti erano entrati in guerra. L’Italia, contrariamente alle sue aspettative, aveva subito significativi insuccessi sia per terra che per mare; tuttavia, ora si aveva maggiore coscienza dei propri limiti e lacune, si erano introdotte delle contromisure, si era ricorsi all’aiuto tecnologico, militare e logistico della Germania. L’apertura delle ostilità terrestri in Nord Africa aveva trasformato il Mediterraneo nel più importante luogo di confronto bellico tra Italia e Gran Bretagna. Mentre i Britannici dirottarono il loro traffico navale dalle colonie dell’Oriente intorno all’Africa, gli Italiani furono costretti a mantenere il traffico navale con la Tripolitania (Libia) per alimentare il loro fronte terrestre: erano quindi più esposti. Era quindi logico che i Britannici difendessero a tutti i costi la loro isola di Malta, base strategica per gli attacchi, alimentandola da Gibilterra e da Alessandria d’Egitto. Ed era altrettanto logico che gli italo-tedeschi si opponessero in ogni modo a queste operazioni di rifornimento. Fu in questo scenario che si svolsero due intense battaglie aeronavali: Mezzo Giugno 1942 e Mezzo Agosto 1942.

La Battaglia di mezzo giugno; 14 e 15 giugno 1942

Mezzo Giugno fu uno dei più grandi e complessi scontri aeronavali del conflitto, in cui fu affondato l’Incrociatore Trento. Per rifornire Malta i Britannici mossero un centinaio di unità navali contro cui Italiani e Tedeschi mobilitarono cinquecento aerei, cinquanta unità da guerra. Si combatté duramente per giorni, decine di navi furono affondate o danneggiate, e circa settanta velivoli precipitarono in mare.

La Battaglia di Mezzo Giugno è divisa in due parti:
– il convoglio Harpoon ad Occidente (e la cosiddetta “Battaglia di Pantelleria”)
– il convoglio Vigorous ad Oriente

 

Sintesi di Mezzo Giugno 1942. In rosso le rotte britanniche per rifornire Malta, in giallo le rotte italiane per contrastarle

Sintesi di Mezzo Giugno 1942. In rosso le rotte britanniche per rifornire Malta, in giallo le rotte italiane per contrastarle

L’invio contemporaneo dei due convogli britannici verso Malta da Oriente e da Occidente aveva lo scopo di dividere le forze italo-tedesche e di fatto si risolse in due aree di scontro separate.

Il convoglio Harpoon da Occidente fu intercettato dagli incrociatori italiani e ne seguirono scontri navali diretti tra unità italiane e britanniche della scorta

Il convoglio Vigorous da Oriente avrebbe incontrato prima o poi la squadra italiana con le corazzate e gli incrociatori, per cui invertì e riprese più volte la rotta verso Malta, fino a ritirarsi senza un contatto diretto. Tutte le forze navali furono sottoposte ad attacchi aerei intensi ed efficaci, che produssero le maggiori perdite.

La battaglia fu caratterizzata da un vasto dispiegamento di mezzi grandi e piccoli, ma furono soprattutto questi ultimi che conseguirono i maggiori risultati. In particolare, fu con i siluri che si affondarono i due incrociatori, Trento ed Hermione, che si colpì la corazzata Littorio, e si distrussero unità da guerra e mercantili. Le grandi unità navali con i loro cannoni e i grandi bombardieri contribuirono assai poco ai risultati finali. Fu invece il gran numero di unità minori, navali, subacquee, aeree, assai difficili da intercettare e fermare, ad arrivare sui bersagli e colpire. Tali mezzi richiedevano coordinamento, impegno, abilità, ma risultava evidente che gli affondamenti si conseguivano ormai in modo assai diverso dalle battaglie tradizionali. Più in generale si può dire che nei pochi giorni dello scontro si svolsero tutte le possibili modalità di combattimento aeronavale dell’epoca.

Una battaglia poco conosciuta

Mezzo giugno è citata in quasi tutti i libri di storia ma è praticamente sconosciuta alla maggioranza della gente. Perché? Forse il motivo sta nell’assenza di rilevanti errori da entrambe le parti, senza aspetti che facciano discutere. Forse è per l’assenza della eccezionalità e dello scandalo che questa grande battaglia, poco enfatizzata dai Britannici, è poco nota anche agli Italiani. Sono assai più conosciute le sconfitte come Taranto o Matapan e gli eroismi individuali come l’affondamento delle corazzate britanniche ad Alessandria. Sembra quasi che tutti i commentatori, anche di posizioni diverse, fossero concordi nel fornire una narrazione semplificata del conflitto, che richiedesse solo insuccessi, senza eccezioni difficili da spiegare.  Alcuni sembravano insistere sulle incapacità o tradimento degli “alti comandi” attribuendo loro la colpa della sconfitta. Altri sembravano interessati a dimostrare l’incapacità assoluta del regime. Ferma restando la verità storica, ci sono molti modi di raccontarla e conta anche la divulgazione storica: bisognerebbe spiegare perché gran parte degli Italiani si siano fatti una pessima opinione dello spirito combattivo nazionale e della capacità italiana sia di fare le guerre, che di dirigerle. Certamente, se si raccontano solo disfatte ed eroismi, ne viene fuori l’immagine di un popolo generalmente inadatto al confronto militare collettivo: ma la realtà non fu così. Bisogna dire che anche questa pagina di storia fu importante e significativa perché gli Italiani attaccarono con successo. Lo fecero in massa e organizzati, coordinati con i loro alleati.

“…Triumph and Disaster, …two impostors..”

Una celebre definizione da “If” di Rudyard Kipling, citato da Winston Churchill nelle sue memorie sul conflitto mondiale, per sottolineare che non bisogna farsi influenzare né dall’euforia della vittoria, né dalla depressione dell’insuccesso, che sono entrambe falsificazioni della realtà.

Dettaglio della mappa del mediterraneo con le principali rotte dei convogli italiani e britannici. "La Guerra sui Mari nel conflitto mondiale - 1939-1941" - Romeo Bernotti

Dettaglio della mappa del mediterraneo con le principali rotte dei convogli italiani e britannici. “La Guerra sui Mari nel conflitto mondiale – 1939-1941” – Romeo Bernotti – 1950. Gibilterra-Malta 990 miglia, Alessandria-Malta 820 miglia, Napoli-Tripoli 550 miglia, Taranto-Bengasi 540 miglia.

La situazione prima della battaglia

La predisposizione delle forze aeronavali

Non disponendo dei piani operativi originali, si tenta di riportare su schede riassuntive, due per i convogli britannici e una per la Regia Marina, il dispiegamento di forze della Battaglia di Mezzo Giugno 1942. Non si tratta di documenti di significato militare ma di semplici elenchi schematici. Permettono di farsi una idea della preparazione ampia e accurata da entrambe le parti; è una lettura facoltativa ma non indispensabile per la parte successiva.

 

Scheda 1 – Mediterraneo occidentale – Royal Navy

Operazione (nome in codice) : “Harpoon”

Obiettivo: Trasporto materiali a Malta da Occidente con un convoglio di mercantili e relativa scorta

Rotta: Dalla Gran Bretagna e da Gibilterra a Malta

Comando
Comando in capo: Ammiraglio Harwood – Comandante Mediterranean Fleet
Comando in mare: Ammiraglio A.T.B. Curteis a bordo dell’Incrociatore Kenya, al comando della Forza “W”.
Comando della Forza “X”: Capitano di Vascello C.C.Hardy

Composizione:
Mercantili: 6 (7 con la nave cisterna Kentucky per i rifornimenti della scorta)
Scorta:
Forza “W” (scorta indiretta) – Amm. Curteis
Corazzate: 1 (Malaya)
Portaerei: 2 (Argus, Eagle)
Incrociatori: 3 ( Kenya, Liverpool, Charybdis)
Cacciatorpediniere: 8

Forza “X” (scorta diretta) – Amm. Hardy
Incrociatori: 1 (Cairo)
Cacciatorpediniere: 9
Caccia di scorta: 4
Posamine: 1 (Welsham)
Altre unità minori
Include la Kentucky

Totale unità attive: 36 (48 con i sommergibili)

Supporto Som.
Sommergibili: 4 (contro Incrociatori Italiani dal Mar Tirreno)
18 (per l’area centro-orientale del Mediterraneo)
Supporto aereo:
Assicurato dai velivoli imbarcati sulle portaerei.

Azioni combinate: bombardamento su Taranto nei giorni 9, 10 e 11.

Note: Malaya. Argus e Eagle sono salpate dalla foce della Clyde il 5. A Gibilterra le due forze si uniscono il giorno 11. Quando il convoglio entra nel Canale di Sicilia, sotto la copertura di Malta, prosegue con la sola scorta diretta.

Scheda 2 – Mediterraneo Orientale – Royal Navy

Operazione (nome in codice) : “Vigorous”

Obiettivo: Trasporto materiali a Malta da Oriente con un convoglio di mercantili e relativa scorta

Rotta: Da Alessandria d’Egitto a Malta

Comando
Comando in capo: Ammiraglio Harwood – Comandante Mediterranean Fleet
Comando Aviazione: Sir Arthur Tedder – Maresciallo dell’Aria
Comando in mare: Ammiraglio Philip L. Vian a bordo dell’Incrociatore Cleopatra

Composizione:
Mercantili: 11 (ridotte a 9, per avarie e per attacco aereo di Ju 88)
Scorta:
Incrociatori: 8 (Cleopatra, Dido, Hermione , Euryalus, Arethusa, Newcastle, Birmingham, Coventry)
Cacciatorpediniere: 26
Corvette: 4
Dragamine: 2
Nave camuffata: 1 (nave bersaglio Centurion)
Motocannoniere: 6 (a rimorchio dei mercantili)

Totale unità attive: 50

Supporto aereo:
Aerosiluranti: 40 (Wellington e Beaufort a Malta e in Egitto)
Bombardieri: 8 (quadrimotori USA Consolidated B 24 Liberators)

Azioni combinate: azione di commandos contro basi in Cirenaica e Grecia.

Note: Per carenza di navi da battaglia nel mediterraneo orientale, la Centurion è stata camuffata da nave da battaglia della classe King George V.

Scheda 3 – Mediterraneo Centrale – Regia Marina

Supermarina – Superaereo – Luftwaffe

Segnalati movimenti della Flotta Britannica dal giorno 12.

Attivata esplorazione aerea.

Confermati movimenti nel Mediterraneo Occidentale e Orientale (principalmente) con probabile obiettivo il rifornimento di Malta. Si ritiene che il grosso della flotta nemica operi a levante. Pertanto, in quella zona si dirigerà la Flotta da Taranto, con le navi da battaglia al comando dell’Ammiraglio Iachino. Il giorno prima si muoverà anche la VII Divisione da Cagliari a Palermo, e successivamente nella zona di operazioni.

Dispiegamento di forze:
Sommergibili:
3 messi in allarme nel Mediterraneo Occidentale
6 fatti uscire la sera del 12
4 in agguato a ponente e levante di Malta
Sommergibili tedeschi in numero imprecisato
Aerei:
175 pronti negli aeroporti della Sardegna
172 pronti negli aeroporti di Pantelleria e in Sicilia
150 apparecchi d’attacco e da ricognizione della Luftwaffe

Composizione delle forze navali:
VII Divisione Incrociatori da Cagliari al comando dell’Ammiraglio Da Zara
Incrociatori: 2 (Eugenio di Savoia, Raimondo Montecuccoli)
Cacciatorpediniere: 7 (Vivaldi, Malocello, Zeno ; Oriani, Ascari, Gioberti, Premuda) Salperanno nel pomeriggio del giorno 13 da Cagliari per Palermo.
La Flotta da Taranto al comando dell’Ammiraglio Angelo Iachino:
IX Divisione al comando dell’Ammiraglio Giuseppe Fioravanzo
Corazzate: 2 (Littorio, Vittorio Veneto)
III Divisione al comando dell’Ammiraglio Angelo Parona
Incrociatori: 2 (Gorizia, Trento) VIII Divisione al comando dell’Ammiraglio Raffaele De Courten
Incrociatori: 2 (Garibaldi, Duca d’Aosta)
Cacciatorpediniere: 12
Salperanno nel pomeriggio del giorno 14 da Taranto
Ulteriore supporto di MAS, motosiluranti.

Totale: 40 unità italiane e 500 aerei

Note: Assicurata la copertura aerea. Imbarcati sulle navi gruppi di intercettatori per le comunicazioni nemiche e personale tedesco per le comunicazioni radio con gli aerei della Luftwaffe.

 

Non viene qui riportata la storia dettagliata della battaglia. Viene fornito un breve resoconto e commento delle vicende principali dei due convogli. Su altri articoli vengono riportate testimonianze britanniche e italiane, una lista dei molti commenti contemporanei e storici sulla battaglia, e altro materiale documentario.

 

Il Convoglio Harpoon e lo scontro di Pantelleria –

Elaborazione grafica Trentoincina di una mappa contenuta nel libro "La Guerra sui mari, 1941-1943" dell'Ammiraglio Romeo Bernotti (1956)

Elaborazione grafica Trentoincina di una mappa contenuta nel libro “La Guerra sui mari, 1941-1943” dell’Ammiraglio Romeo Bernotti (1956)

Nello schema semplificato dello scontro di Pantelleria, si nota la rotta inglese di protezione del convoglio, il serrare le distanze, l’accostata italiana per mantenere il vantaggio, i colpi a segno e la rottura del contatto da parte inglese dietro cortine nebbiogene. Viene messa in evidenza la rotta del caccia Vivaldi.

Caccia britannico in difficoltà e sbandato. Immagine da Battaglia di Mezzo Giugno. (Rivista della Regia Aeronautica - Supplemento Speciale del 21 giugno 1942)

Caccia britannico in difficoltà e sbandato. Immagine da Battaglia di Mezzo Giugno. (Rivista della Regia Aeronautica – Supplemento Speciale del 21 giugno 1942)

Il Convoglio Harpoon da Occidente

Il convoglio Harpoon da Occidente subì attacchi aerei durante la giornata del 14, con l’affondamento del mercantile Tanimbar e danni all’Incrociatore Liverpool. La sera la forza di protezione indiretta inverti la rotta lasciando che la sola scorta diretta accompagnasse il convoglio nel pericoloso avvicinamento a Malta attraverso il Canale di Sicilia.

Gli incrociatori e caccia dell’Ammiraglio Da Zara, provenienti da Palermo e già avvistati dai ricognitori, entrarono in combattimento con le navi britanniche la mattina del 15. Gli incrociatori Eugenio di Savoia e Raimondo Montecuccoli, aumentando la velocità e iniziando il tiro, tentarono di aggirare dal davanti il convoglio, per interromperne la marcia, mentre i caccia meno veloci rimanevano indietro per attaccare direttamente i mercantili. Oltre le cortine nebbiogene che nascondevano il convoglio, le navi britanniche si dividevano nello stesso modo: una parte serrava le distanze contro gli incrociatori, rispetto a cui avevano calibro e portata nettamente inferiori, mentre gli altri caccia attaccavano frontalmente quelli italiani.

Il gruppo che attaccava gli incrociatori italiani li costringeva a frequenti accostate (per mantenere il vantaggio della maggiore gittata) e aveva ovviamente la peggio, con il caccia Bedouin immobilizzato e danni all’incrociatore Cairo e al caccia Partridge. Il Bedouin fu infine silurato e affondato da un aerosilurante italiano.  L’altro gruppo di caccia britannici, sbucando dalle cortine nebbiogene, isolava e colpiva seriamente il caccia Vivaldi, che ormai fermo e in fiamme, si difendeva come poteva, protetto dal successivo appoggio del caccia Malocello.

Il tentativo di accerchiamento del convoglio finiva senza risultato, aggirando un campo di mine da nord mentre il nemico fuggiva a sud. I risultati arrivavano comunque dall’aviazione italo-tedesca che oltre al Bedouin, affondò il piroscafo Chant, il caccia Ithuriel, il mercantile Burdwan, mentre la petroliera Kentucky era in fiamme. Chi riuscì a trovare scampo, capitò su un campo minato italiano proprio entrando a Malta: affondò il caccia Kujawiak e altre navi rimasero danneggiate, due caccia , un dragamine, e uno dei due mercantili superstiti di tutta l’operazione.

Commenti su Harpoon

Notevole l’azione dei caccia britannici che si buttarono all’attacco contro gli incrociatori italiani, in evidente disparità di forze, con esposizione rischiosa che infatti causò delle perdite. L’approccio aggressivo e deciso, razionale, faceva parte delle tradizioni tattiche della Royal Navy e comportava innegabili vantaggi e opportunità anche quando la contabilità di calibri e portata avrebbe consigliato il contrario. L’alta velocità dei caccia permette di serrare rapidamente le distanze e portare la minaccia dei siluri. Il tempo per far valere i calibri degli incrociatori non è molto, inoltre accostate e reciproche variazioni di rotta mettono in difficoltà il tiro. La famosa frase di Da Zara “..accostiamo, altrimenti quei signori vengono a prendere il caffè a bordo..” testimonia l’ammirazione per il coraggio e la determinazione dei britannici, che alla fine (è bene ricordarlo) salvarono il proprio convoglio, anche se non raggiunsero l’obiettivo.

Può darsi che il rischioso attacco sia stato tentato per mettere alla prova gli italiani, che fino a questa fase della guerra avevano mostrato frequenti eccessi di prudenza, in casi di forze equivalenti o anche superiori. L’ardimento dimostrato dai britannici fece però credere agli italiani che la rotta per Malta sarebbe stata mantenuta e quindi andarono ad aspettarli oltre il campo minato. Ma la situazione effettiva del momento e lo spirito combattivo dell’avversario furono certo valutate dai britannici. Le possibilità di scompaginare gli italiani erano cadute, per cui meglio allontanarsi per non accentuare le perdite.

Nel frattempo, una parte dei caccia italiani, tra cui il Vivaldi aveva cercato il bersaglio vero, i mercantili. Ma a questa mossa corretta e prevedibile, i britannici avevano già opposto una contromossa. Per cui, oltre le cortine nebbiogene, il Vivaldi trovò non mercantili ma caccia e poteva finire male. Anche se immobilizzato, non fu affondato, solo per la determinazione a battersi fino all’ultimo. La strenua difesa infatti limitò l’avvicinamento e quindi non fu possibile finirlo in tempo. Ancora una volta fu dimostrato quanto conti lo spirito combattivo e come sovverta i rapporti di forza.

Di questo episodio, abbiamo una testimonianza che pubblichiamo in un altro articolo.

Il Convoglio Vigorous e il mancato scontro a Oriente –

chema dei movimenti per il convoglio da Oriente. In giallo gli Italiani, in rosso i Britannici

Schema dei movimenti per il convoglio da Oriente. In giallo gli Italiani, in rosso i Britannici

Lo schema mostra il punto dove fu affondato l’Incrociatore Trento, prima colpito da uno degli attacchi aerosiluranti da Malta e poi affondato da un sommergibile appartenente agli schieramenti mobili. Notare la vicinanza a cui erano arrivate le due forze quando decisero entrambe il rientro.

Il Convoglio da Oriente

Il convoglio Vigorous da Oriente si era già ridotto a nove mercantili, con la perdita del City of Calcutta, danneggiato da attacco aereo, e del Bekke per avaria. Poiché le corazzate Littorio e Vittorio Veneto, con quattro incrociatori (tra cui il Trento), al comando dell’Ammiraglio Iachino, si dirigevano da Taranto per intercettarlo, l’unica speranza per le forze leggere britanniche era che sommergibili e aerei fermassero le navi italiane. Le alterne speranze spiegano gli ordini apparentemente contraddittori per guadagnare tempo e la rotta avanti e indietro del convoglio, che non evitò comunque gli attacchi aerei italo-tedeschi durante i due giorni della battaglia.

Durante il 14 furono affondati il piroscafo Aagtekirk e il mercantile Bhutan, danneggiato il Potaro. Le corvette Erica e Primula uscirono dalla formazione per i danni subiti. Motosiluranti tedesche colpirono nella notte l’incrociatore Newcastle e il caccia Hasty, poi affondato. Ma anche le navi italiane venivano attaccate.

All’alba del 15 il Trento fu aerosilurato e lasciato indietro all’assistenza dei caccia, e fu successivamente affondato da un sommergibile , mentre però il resto della squadra proseguiva verso sud. La corazzata Littorio subì un bombardamento pesante dai B.24 americani ma l’unica bomba che la colpì non produsse danni di rilievo. Sulla sera fu attaccata ancora da aerosiluranti e colpita a prora da un siluro, ma procedeva comunque verso il convoglio. A questo punto il consumo di combustibile e la situazione di rischio crescente consigliarono il rientro al tramonto del giorno 15. Quello stesso giorno era stato impegnativo anche per il convoglio per i continui attacchi. Fu colpito l’incrociatore Birmingham e il caccia Airdale, poi affondato. Fu colpita anche la nave camuffata Centurion. La sera venne affondato il caccia Nestor e danneggiato l’incrociatore Arethusa. Così il convoglio, al termine del giorno 15, ricevette l’ordine di rientrare, dopo aver subito gravi perdite senza alcun risultato. Ma non era finita: nella notte colò a picco l’incrociatore Hermione, silurato dal sommergibile tedesco U.205.

Commenti su Vigorous

Nello scenario orientale della battaglia mancò il contatto navale che sicuramente sarebbe finito in disastro per la forza britannica. Bastava una sola delle due moderne corazzate italiane per distruggere gli incrociatori leggeri britannici. La notevole velocità e la gittata delle artiglierie avrebbero lasciato poco margine per salvarsi. Ma la Regia Marina rischiava molto portando le sue navi maggiori sempre più a sud, esposte ad aerosiluranti, sommergibili, bombardieri. Le forze britanniche potevano contare solo su questo ripensamento, che non ci fu, nonostante l’affondamento del Trento. L’ammiraglio Vian andava avanti e indietro, cercando di guadagnare tempo, aspettando che succedesse qualcosa alle navi italiane.

Fu dunque una guerra dei nervi, un gioco d’azzardo, spinto fino alla sera del 15, quando le due forze riprendevano la rotta del ritorno. Nel frattempo le unità minori e i velivoli di entrambe le parti avevano colpito duro. E gli attacchi continuavano. La relativa facilità con cui la Littorio aveva incassato siluri e bombe dimostrava le qualità delle corazzate italiane, che in questo caso avevano utilizzato in pieno il loro deterrente, a cui i britannici opponevano l’esercizio del potere marittimo, provocando l’avversario e costringendolo a esporsi. Non era questo in realtà l’obiettivo dell’operazione, ma di più non si poteva fare da parte britannica. Per quanto riguarda le forze italiane, perdere un incrociatore pesante da diecimila tonnellate non era poco, ma il totale insuccesso del convoglio orientale e i tanti affondamenti compensavano la situazione.

Mercantili in fiamme

Commenti conclusivi sulla battaglia

Dopo l’esperienza di due anni di guerra navale le forze italo-tedesche seppero dimostrare una notevole efficacia e capacità di coordinamento, anche tra unità navali e forze aeree. Valutando i risultati (il 90% dei mercantili non arrivò a destinazione) si può parlare di vittoria delle forze dell’Asse. Dal punto di vista delle perdite, il confronto è poco significativo data la maggiore possibilità di ricostituirle da parte della Gran Bretagna. Bisogna osservare che i maggiori successi furono ottenuti dalla Luftwaffe e dalla Regia Aeronautica, mentre la Regia Marina (nonostante il notevole dispiegamento di grandi unità) non sarebbe riuscita a fermare veramente i convogli, specie quello da Occidente. Fu dunque una battaglia che rese evidente ancora una volta la crescente importanza della supremazia aerea, e all’interno di questa la supremazia del bombardamento in picchiata e del siluramento rispetto all’impreciso bombardamento in quota. Comunque alcuni mercantili raggiunsero Malta ( 2 su 17, Troilus e Orari), quanto basta per prolungarne la resistenza e confortarne il morale. Il mese dopo, nella “battaglia di Mezzo Agosto“, il tentativo venne ripetuto dai Britannici, ancora con varie perdite ma con maggiore successo (5 mercantili a destinazione su 14). Al di là di una apparente supremazia italo-tedesca negli specifici scontri, non si riusciva a soffocare veramente la base britannica. Infine un’ultima domanda: dov’era Cunningham? Dov’era l’Ammiraglio che aveva colto così tanti successi contro la Regia Marina? Aveva lasciato ad altri il comando delle forze mediterranee per occuparsi dell’organizzazione dello sbarco angloamericano nel Nord Africa occidentale, operazione che avrebbe chiuso in una morsa le forze terrestri dell’Asse, determinando l’esito della guerra. A fronte quindi del temporaneo ottimismo italiano per l’esito di questa battaglia, bisogna ammettere che le sorti del conflitto erano ormai decise.