Trentoincina

Storie di uomini e di navi

Sculture storiche a Pechino, la capitale della Cina (Trentoincina 1932)

Crociere in Estremo Oriente negli anni ’30-’40

La missione in estremo oriente del Trento e dell’Espero nel 1932, di cui narra Trentoincina, fa parte delle tante crociere oceaniche effettuate dalla Regia Marina. Nei quindici anni anteriori al secondo conflitto mondiale, la maggior parte delle crociere furono indirizzate verso la Cina, essendovi là una Stazione Navale con interessi territoriali ed economici da proteggere oltre a connazionali da difendere…

Resoconti sulle crociere oceaniche italiane e sulla situazione in Cina

La storia di queste crociere è intrecciata con gli eventi politici e militari della Cina, narrati e interpretati dai Comandanti nei loro rapporti che rivelano apertura di idee e sensibilità. Rappresentavano il proprio paese, non solo dal punto di vista militare, ed erano consci del ruolo e del contributo che ci si attendeva dalla Regia Marina. L’Italia, nazione giovane e attiva, non poteva investire come altre grandi potenze e cercava di sfruttare al meglio la sua limitata presenza in Cina. Esserci era importante e non si erano perse occasioni, sin dal 1900, con la Concessione Internazionale di Tientsin. Le forze impiegate in Cina erano probabilmente sufficienti per mantenere con dignità la posizione strategica, troppo ridotte per ampliare lo scambio economico, ma anche tali da non costituire una minaccia. Per cui l’Italia si trovava ad essere meglio accettata di altre potenze, adatta a ruoli indipendenti o di mediazione. Ruolo che storicamente si ritrova spesso nelle attività italiane all’estero. I venti di guerra avrebbero investito e stravolto questa costruzione di rapporti, fino alla perdita della colonia

La genesi della interminabile situazione di instabilità

Laboratorio di insegne con scritta occidentale, per i nuovi committenti , 1932 (Collezione Trentoincina)

Laboratorio di insegne con scritta occidentale, per i nuovi committenti , 1932 (Collezione Trentoincina)


Nel 1911 era stata abbattuta la dinastia Manchù ed era subentrata la repubblica per opera di Sun-Yat-Sen, fondatore del Kuomintang, grande partito socialista repubblicano. Ma non era in grado di dare al regime un indirizzo stabile e pacifico verso un sano sviluppo della potenzialità del paese. La rivoluzione aveva infatti distrutto la più che centenaria struttura del Governo imperiale, senza essere preparati alle condizioni politiche di uno stato moderno. Di fatto il potere veniva retto in forma dittatoriale. Le scissioni e le lotte per le egemonie locali divennero sempre più gravi e intorno al 1916 si formava a Canton un governo indipendente in conflitto con il governo di Pechino, iniziando la divisione della Cina tra nord e sud. A questo si aggiungevano conflitti tra province limitrofe e lotte per conquistare il potere. La Cina era dunque tormentata dalla guerra civile e dalla lotta cronica tra generali rivali.

(Sintesi dal Cap.I Vol.IV delle Crociere Oceaniche)

La situazione interna nel 1924 (dalla Relazione del Comandante dell’Incrociatore Calabria, C.V. Gustavo Caccia)

Trincea con soldati cinesi, 1932 (Collezione Trentoincina)

Trincea con soldati cinesi, 1932 (Collezione Trentoincina)

“I Governatori delle singole province…che avevano ai loro ordini le forze armate, amministravano dispoticamente il territorio. I soldati non pagati erano costretti a vivere alle spalle delle misere popolazioni, eretta la prepotenza a sistema. Di qui nasceva il perpetuo stato di lotta civile e turbolenza delle popolazioni…Lo scopo di ogni azione in Cina era il far denari… Era naturale che sopra un popolo povero , oppresso e non protetto dalle leggi, soggetto alla decimazione della carestia, ma allo stesso tempo avido di ricchezze, privo di amor di patria e di onestà politica, facessero presa le promettenti idee comuniste. Dalla Siberia entravano ogni anno organizzatori rossi e con essi rientravano numerosi gli studenti cinesi andati in Russia ad apprendere le nuove teorie. Dall’altro lato la stessa libera America, non tanto per opera emanante dal Governo, ma per mezzo dei suoi missionari protestanti aveva instillato idee di libertà che il cinese, non maturo per esse, in parte svisava ingenuamente, ed in parte sfruttava con abilità… Ultimo elemento da considerare erano le diverse finalità e la diversa condotta politica delle Potenze straniere sempre pronte a danneggiarsi reciprocamente per il proprio vantaggio. La Gran Bretagna seguiva come sempre una politica esclusivamente commerciale… Gli Stati Uniti cercavano una posizione predominante, investendo capitali in imprese grandiose di pubblico interesse… La Francia aveva la cura di mantenere alto il prestigio con la mira ultima di proteggere i suoi interessi finanziari… Il Giappone, oltre al costante controllo sulla Cina, e specialmente su Shanghai, mirava alla penetrazione nella Manciuria…” Dalla relazione del Comandante dell’Incrociatore Calabria, C.V. Gustavo Caccia, 1924 circa (cap.I Vol.IV). Nel febbraio 1924, mentre la nostra cannoniera Carlotto andava a rilevare la Caboto ad Hankow, fu minacciata di perquisizione da una cannoniera cinese nordista, ma si rifiutò sparando un colpo di cannone. Incontrò poi lo Yatung, bastimento con bandiera italiana occupato da soldati sudisti a cui era stato sostituito il comandante italiano, per cui il comandante del Caboto si apprestava ad affondare con i cannoni la nave come pirata se fosse partita senza il legittimo comandante. Analogo fermo atteggiamento contro le sopraffazioni fu tenuto con la nave Sukuo, con approvazione dei comandi superiori. Aneddoti fra i tanti che danno la misura delle pressioni in periodo bellico e la necessità di risposte decise.

Contrasti fra interessi occidentali e aspirazioni cinesi

"Banca inglese" a Shanghai. Edificio in stile occidentale sul ramo del fiume Wan Poo nel pieno centro del settlement internazionale, simbolo della presenza delle grandi potenze, 1932 (Collezione Trentoincina)

“Banca inglese” a Shanghai. Edificio in stile occidentale sul ramo del fiume Wan Poo nel pieno centro del settlement internazionale, simbolo della presenza delle grandi potenze, 1932 (Collezione Trentoincina)

In quel periodo crescevano in Cina le aspirazioni nazionali, il desiderio di sospendere i trattati con le Potenze internazionali e non riconoscere più la extraterritorialità delle concessioni occidentali. Sullo sfondo continuava lo scontro tra le forze nazionaliste del sud e quelle del nord. Un contesto agitato che lasciava spazio ad incursioni brigantesche e vessazioni nei confronti delle Missioni, presenze religiose disperse sul territorio e difficili da proteggere. Alle navi da guerra generalmente stazionanti a Shanghai, a tutela degli interessi commerciali e politici, si affiancavano le cannoniere in grado di risalire il corso dei fiumi, che con la loro sola presenza e bandiera ricordavano l’esistenza di una Potenza occidentale, scoraggiando azioni xenofobe. Vi era poi un gran numero di piroscafi ed altre unità mercantili battenti bandiera nazionale, che se da un lato erano positivi come diffusione, dall’altro ponevano problemi come legittimità di rappresentazione della nazione occidentale. Nel 1931 l’invasione della Manciuria da parte del Giappone e la sua avanzata verso sud portarono il conflitto tra Cina ed invasori direttamente nelle zone presidiate dagli occidentali, che furono costretti a difendere i loro connazionali. Infatti durante gli eventi bellici, l’assenza dell’ordine è un elemento di grande rischio anche per chi è neutrale. Tra il 26 e 27 marzo 1929 il Cacciatorpediniere italiano Muggia tra nebbia e tenebre nella rotta di ritorno a Shanghai urtò contro lo scoglio di Finger Rock nell’isola di Hea-chu del gruppo delle Taichow. Con la chiglia squarciata affondò in un’ora e i 112 uomini di equipaggio ripararono a terra in una grotta. Furono raccolti dal piroscafo giapponese Matsumoto Maru. Negli stessi giorni l’incrociatore Libia salpato per dare soccorso, attendeva i naufraghi a Wu-sung. Mentre era alla fonda, il piroscafo cinese Kang-tai trascinato dalla corrente andava a sbattere col fianco sulla prua del Libia. Poco dopo affondava e si rovesciava. Metà dei naufraghi del piroscafo furono salvati dalle lance dell’incrociatore Libia. Il North China Daily News di Shanghai scriveva: “la condotta degli ufficiali e dei marinai fu magnifica.. Molti marinai italiani si buttarono in acqua e salvarono molte persone…”. Fatti che danno l’idea delle difficoltà e rischi ad operare in quelle zone.

La situazione nel 1932 nella relazione dell’Ammiraglio Cavagnari durante la missione dell’Incrociatore Trento –

Autoblindo giapponesi e incendio del teatro Odeon a Shanghai, 1932 (Collezione Trentoincina)

Autoblindo giapponesi e incendio del teatro Odeon a Shanghai, 1932 (Collezione Trentoincina)

Nella relazione di fine comando dell’Ammiraglio Cavagnari troviamo una analisi dei rapporti commerciali e situazione italiana in Cina del 1932: “Oltre la minaccia derivante dalla situazione politica, il nostro (limitato) commercio in Cina si trova di fronte a parecchie circostanze sfavorevoli: Lo squilibrio tra importazioni e importazioni implica un saldo in denaro dalla Cina in Italia. La povertà della Cina, la mancanza di una sana organizzazione creditizia, la malafede dei compratori rendono necessaria una grande prudenza… La mancanza di vasti mezzi economici e di un’estesa organizzazione commerciale non ci consentono di competere con le maggiori potenze industriali… La vicinanza e il minor costo della mano d’opera…permettono al Giappone di vendere alle migliori condizioni… Anche altre nazioni sono rispetto a noi in condizioni favorevoli…In Cina sorgono rapidamente industrie…: ne è derivata una diminuzione sensibile nell’importazione dei nostri prodotti… Nonostante tutto l’avvenire presenta anche notevoli possibilità…Noi potremo fare molto continuando a lavorare con calma continuità e ferma volontà… L’opera della Marina risulterà sempre più utile per il prestigio del nome e la protezione degli interessi d’Italia.” Infine non bisogna dimenticare le Missioni, ovvero il rapporto non casuale e ricco di sinergia tra forze militari e presenze religiose: “Il continuo progressivo aumento dei Vicariati cattolici sotto la protezione italiana costituisce uno dei più importanti sviluppi della nostra politica in Cina, da considerare attentamente anche in relazione alle forze che colà dobbiamo mantenere… disseminati in regioni che nell’insieme hanno 70 milioni di persone… le nostre navi offrono garanzia di sicurezza, ravvivano il sentimento d’italianità dei Missionari, ne aumentano il prestigio presso le popolazioni e ne valorizzano presso queste il nome d’Italia che è già conosciutissimo.”

La situazione nel 1937-1939 per la presenza Giapponese in Cina e l’avvicinarsi del conflitto mondiale

Auto nel quartiere giapponese di Shanghai, 1932 (Collezione Trentoincina)

Auto nel quartiere giapponese di Shanghai, 1932 (Collezione Trentoincina)

Alla fine del 1937 sembrava che il conflitto cino-giapponese fosse giunto alla sua fase risolutiva a profitto dei Giapponesi. La Cina invece aveva trovato insospettate capacità di resistenza nella sua stessa estensione. Nel 1938 i Giapponesi occupavano Canton e Hankow. Il grosso delle forze cinesi era però ancora una volta sfuggito alle manovre di accerchiamento dei Giapponesi, per virtù della strategia di Chang-Kai-Sheck. Il Giappone aveva occupato circa un quarto della Cina, ne controllava le coste e le principali vie di comunicazione… Il mondo assisteva al conflitto con preoccupazione per i propri interessi in Estremo Oriente, e specialmente avverse all’iniziativa giapponese di creare la Nuova Asia erano le Potenze che maggiori interessi e privilegi avevano conseguiti nella vecchia Cina… fra tutti gli stati l’Italia era quello in migliori rapporti col Giappone. (estratti del Cap XXVI, Vol IV). E’ da segnalare la presenza nel 1937 a Shanghai del Battaglione dei Granatieri di Sardegna, proveniente da Addis Abeba, per cooperare alla difesa della Concessione Internazionale, insieme al Battaglione San Marco, elemento costante del presidio italiano in Cina. Durante un attacco aereo rimase mortalmente ferito il granatiere Antonio Padula, colpito da raffiche di mitragliatrice. La cannoniera americana Panay fu bombardata e affondata in un attacco aereo giapponese presso Nanking. Il corrispondente della Stampa Sandro Sandri che era a bordo, morì per le ferite delle schegge. Con lui si trovava anche Luigi Barzini del Corriere della Sera.

 

Dati sulle crociere in Estremo Oriente della Regia Marina (1924-1939) 

Grafico della presenza militare navale italiana in Estremo Oriente (periodo 1923-1939).

Grafico della presenza militare navale italiana in Estremo Oriente (periodo 1923-1939).

Tra il 1922 e il 1939 troviamo documentate le crociere di dodici navi da guerra italiane che si muovono nelle acque dell’Estremo Oriente. L’Incrociatore Calabria staziona due anni fino all’estate del 1924 quando torna l’Incrociatore Libia (che era già stato in oriente nel 1922). Il Libia rimane in zona circa nove anni. Sul finire del 1924 giunge anche l’incrociatore San Giorgio. Le cannoniere Caboto e Carlotto sono unità più adatte alla navigazione fluviale, operative sin dal 1914 e 1921 e si spostano continuamente. La Caboto svolge la sua attività per molti anni, fino al 1934, ma il record spetta alla Carlotto con venti anni di servizio fino alla guerra mondiale. Dal 1927 si affianca il Cacciatorpediniere Muggia che, dopo due anni affonda per urto contro le rocce. Il 1932 vede la missione dell’Incrociatore Trento e del Cacciatorpediniere Espero: mentre il Trento rientra subito (5 mesi), l’Espero si trattiene per tutto l’anno. Alla fine del 1932 arriva la Cannoniera Lepanto e appena dopo anche l’Incrociatore Quarto che rimane per due anni e mezzo. Tra il 1937 e il 1938, al presidio navale di Carlotto e Lepanto, senza crociere di rilievo, si aggiunge l’Incrociatore Montecuccoli, che si ferma un anno e mezzo. Mentre tra il 1926 e il 1934 vi erano sempre 3-4 unità presenti, si arriva nel 1937 alla sola presenza di Carlotto e Lepanto con l’occasionale affiancamento di una sola grande nave, con intenzioni più rappresentative che operative. Alla fine del 1938 al Montecuccoli subentra l’Incrociatore Colleoni, fino all’ottobre del 1939, ma già c’è la guerra in Europa. Carlotto e Lepanto, sulla difensiva, non hanno grandi possibilità di movimento durante il conflitto e si autoaffondano dopo l’armistizio del settembre 1943. Si possono citare circa 400 tappe nei movimenti di queste navi (sono solo una piccola parte dei porti effettivamente visitati, ma forniscono un’idea dell’attività operativa svolta).

 

Presenza militare navale italiana in Estremo Oriente (periodo 1923-1939).

Presenza militare navale italiana in Estremo Oriente (periodo 1923-1939).

Tappe e cronologia delle operazioni navali sono ricavati da: Storia delle Campagne Oceaniche della Regia Marina, Vol.IV (Ufficio Storico della Marina Militare).