Un sopravvissuto ha raccontato che, poco prima dell’affondamento della nave, si era recato con Salvatore a prendere un caffè. A testimonianza della sua breve esistenza rimane la sua “sposa di guerra”, la zia Ninetta devota e affezionata alla sua memoria. Queste brevi note provengono dall’attenzione di Agostino Fuso, nipote di Salvatore, che sta cercando di ricostruire la storia![]()
Marinai del Trento: Luciano Celligoi

Fotografia scattata probabilmente all’interno dell’Incrociatore Trento nella timoneria di emergenza (proprietà Celligoi)
Luciano Celligoi è stato il primo marinaio del Trento di cui abbiamo avuto notizie tramite internet, all’esordio di Trentoincina, e ci piace dunque ricordarlo così. Imbarcato come marinaio cannoniere sull’Incrociatore Trento, quando il comandante era il Capitano di Vascello Antonino Toscano (in seguito decorato con la Medaglia D’Oro). Da notare che l’identità era attestata direttamente (o tramite rappresentante come in questo caso) dal comandante della nave, dando la misura dell’importanza del comandante, vera autorità in quel piccolo mondo che era una nave da guerra. R.N. Trento sta per “Regia Nave Trento” ed era anche la scritta riportata sul berretto dell’equipaggio. Wenceslau Celligoi jr., dal Brasile, stava cercando informazioni su questo parente, di cui ha perso le tracce subito dopo la guerra, e noi l’abbiamo aiutato.

Attestato di identità della foto del marinaio rilasciato dallo Stato maggiore della nave (proprietà Celligoi)
Marinai del Trento: Eugenio Fallini

Eugenio Fallini, classe 1917, in una fotografia con il timbro 13 luglio 1942 (meno di un mese dopo l’affondamento del Trento); (proprietà Fallini)
Si ringrazia la Famiglia Fallini per il contributo
Imbarcato come capo cannoniere armarolo sull’Incrociatore Trento, sopravvisse all’affondamento. In seguito fu imbarcato sulla R. N. Lazzaro Mocenigo (incrociatore ausiliario, ex nave passeggeri).

L’incrociatore Trento in una cartolina conservata dalla famiglia di Eugenio Fallini, spedita da Messina nel 1939

Eugenio Fallini, classe 1917. La scritta sulla fotografia sembra essere: Milanes in mar – Milanesi in mare (proprietà Fallini)


Motobarca cabinata di salvataggio del Trento, collocata al centro della nave (proprietà Fallini)
Anche Fallini aveva prestato servizio a Shanghai nel 1937.

Marinai del Trento: Rosario Nasca

Rosario Nasca (a sinistra) con un compagno (proprietà Accettoso)
Si ringrazia il Sig. Cruciano Accettoso per le immagini e i documenti forniti
Rosario Nasca, imbarcato sull’Incrociatore Trento e superstite dell’affondamento della nave, rimase ferito. Il suo foglio matricolare riporta ben tre Croci al merito di guerra. Lo vediamo in alcune immagini di vita di bordo sul Trento insieme ad altri compagni nei momenti di serenità quotidiana.

Rosario Nasca al centro del gruppo (proprietà Accettoso)

Rosario Nasca canta tra fisarmonica e mandolino (proprietà Accettoso)

Rosario Nasca con gli amici durante il rancio (proprietà Accettoso)

Le ferite di Mezzo Giugno 1942 sul foglio matricolare di Rosario (proprietà Accettoso)

Con due compagni sulla nave Trento (proprietà Accettoso)
Tuttavia gran parte dell’equipaggio ebbe minor fortuna.
Marinai del Trento: Salvatore Fuso

Salvatore Fuso nel 1937 a Pola con il berretto della Scuola Cannonieri (proprietà Fuso)
Si ringrazia Agostino Fuso per il contributo e per la gentile concessione delle immagini dell’archivio di famiglia
Salvatore Fuso nacque nel 1922 fra i tredici figli di Vincenzo Fuso e Maria Manicotti. Almeno tre dei cinque maschi prestarono servizio in Marina: Agostino (nato nel 1909), Ciro (1912) e Salvatore. Fra le foto di famiglia compaiono le immagini della Missione in Oriente del Trento nel 1932 a cui Salvatore certo non partecipò data la giovane età, per cui si ritiene che vi fosse imbarcato uno degli altri fratelli. Di Salvatore si ricorda la proverbiale bellezza che gli meritò il ruolo di controfigura di Amedeo Nazzari. L’ultimo dei fratelli, Sergio, ricorda che Salvatore scomparve con l’affondamento della sua nave, il Trento. Si è pensato che, svolgendo il compito di mitragliere puntatore scelto, sia andato disperso a causa della discutibile abitudine di legare i mitraglieri alle postazioni, per evitare che fuggissero. Ma un sopravvissuto ha raccontato che, poco prima dell’affondamento della nave, si era recato con Salvatore a prendere un caffè. A testimonianza della sua breve esistenza rimane la sua “sposa di guerra”, la zia Ninetta devota e affezionata alla sua memoria. Queste brevi note provengono dall’attenzione di Agostino Fuso, nipote di Salvatore, che sta cercando di ricostruire la storia della sua famiglia e che ha compreso alcuni eventi e situazioni consultando Trentoincina. Lo ringraziamo per i contributi e le immagini che ha mandato.

Salvatore Fuso

Salvatore Fuso a Napoli nel 1937

Marinai del Trento: Teodoro Gavarini

Teodoro Gavarini (proprietà Bettegazzi)
Si ringrazia il signor Aldo Bettegazzi, nipote di Teodoro Gavarini, per aver gentilmente fornito la documentazione.
Ultime lettere di un marinaio disperso nell’affondamento della nave –
Presentiamo alcune interessanti lettere e cartoline di Teodoro Gavarini, cannoniere sull’Incrociatore Trento, risultato disperso nell’affondamento della nave durante la battaglia di Mezzo Giugno (14-15 giugno 1942). La famiglia ritiene che Teodoro Gavarini fosse a guardia della santabarbara al momento del siluramento.
La prima fu scritta in aprile, un mese e mezzo prima dell’affondamento della nave, l’altra il 13 giugno, il giorno prima della battaglia, probabilmente al momento di salpare per la missione da cui non sarebbe tornato.
Da bordo (30/4/42) il marinaio esprime la sua commozione per la lettera ricevuta dai familiari e aggiunge:
…Sono a bordo del grande Incrociatore Trento, chiamato il leone del mare. …si sta bene per il mangiare e si mangia pastasciutta 3 volte alla settimana e pietanza meglio che a casa…

L’ultima comunicazione inviata alla famiglia e ricevuta il 15/6/42, giorno dell’affondamento della nave (proprietà Bettegazzi)
Come si spara con i cannoni del Trento
Il cannoniere descrive al padre come effettuava il tiro con il calibro principale sull’Incrociatore:
…Ho già provato coi miei cannoni di 203/50, questo è il calibro dei miei cannoni, se te ne intendi. Babbo guarda che è un bel colpo, il proiettile è di 150 chilogrammi e si può sparare anche a 25 chilometri. Adesso ti spiego come fa a caricare. Quando si carica il cannone è doppio, cioè sono due come l’avrai visto sul mio libro. Prima si mette il proiettile con la gru elettrica che lo prende nel deposito munizioni da sola e lo mette a metà canna. Poi io ci metto la carica che è un sacchetto di polvere di 40 chili e il mio compagno di dietro ci mette la seconda carica pure anche lei di 40 chili. Poi c’è uno che chiude l’otturatore per mezzo di una maniglia elettrica , poi io che sono il primo davanti, quando il capo mi dà ordine spingo un bottone elettrico gridando fortemente Là!
La corrente accende la carica e partono tutti e due i colpi. Puoi immaginarti che rumore ma non ho paura…
Dopo due giorni il Trento affondava al centro del Mediterraneo.
Concludiamo questa pagina di ricordi con la memoria dell’ultimo Comandante del Trento.
L’ultimo comandante del Trento: Capitano di Vascello Stanislao Esposito

Capitano di Vascello Stanislao Esposito (fonte Di Nitto – AMNI Gaeta)
Ringraziamo Carlo Di Nitto dell’AMNI di Gaeta per il materiale che ci ha gentilmente fornito
Motivazione della Medaglia d’Oro al Valor Militare
“Ufficiale Superiore di elevate qualità professionali e militari affermava, quale Comandante di Squadriglia di C.T. in numerose, ardue missioni di scorta, in acque costantemente insidiate dai mezzi aereonavali nemici, alte doti di ardimento, perizia e coraggio.
Al comando di un incrociatore partecipava con una formazione navale ad una missione bellica di particolare importanza durante la quale il nemico, benché forte di numero e di mezzi, era costretto a ripiegare rifiutando il combattimento.
Colpita la sua unità dall’offesa di aereosiluranti, conservava ammirevole calma e presenza di spirito e impartiva precise, tempestive disposizioni per impedire il propagarsi di un grave incendio scoppiato in un gruppo di caldaie, prodigandosi, durante lunghe ore, con fervore ed abnegazione per assicurare la parziale efficienza della nave e infondendo nuovo ardore all’entusiastica collaborazione degli ufficiali e dell’equipaggio con la sua alta parola e il suo suggestivo esempio.
Mentre al suo posto di Comando impartiva gli ordini per rimettere in moto le macchine, in parte ripristinate, ulteriore offesa subacquea colpiva l’unità, provocandone l’immediato affondamento in seguito ad esplosione di un deposito munizioni.
Superbo esempio di virtù militari e di prode spirito guerriero, scompariva eroicamente con la sua nave, dividendo con essa l’estrema sorte gloriosa, mentre sul mare già risuonava l’eco della vittoria conseguita sul nemico da altre navi della Patria”.
(Mediterraneo Orientale, 14-15 giugno 1942).
(R.D. 30 novembre 1942)
Il Trento fu affondato durante la “Battaglia di Mezzo Giugno”: Erano le ore 09.15 del 15 giugno 1942, in Lat. 36° 10′ Nord e Long. 18° 40′ Est (al centro dello Ionio).
Motivazione e immagine: “Le Medaglie d’Oro” – Ufficio Storico della Marina Militare.