Trentoincina

Storie di uomini e di navi

Navi in Cina: Quarto, Calabria, Muggia

Reparti del Calabria sbarcarono sia per la difesa di Pechino , sia per espugnare i forti di Ta Ku (con l’appoggio delle artiglierie dell’Incrociatore), sia per presidiare i forti conquistati. Il Calabria lasciò la Cina nell’aprile 1901 rientrando in Italia. Nel 1902 venne mandato nelle Americhe, operando nei Caraibi, sulla costa atlantica e nel Pacifico dove raggiunse Shanghai e il Giappone nel 1903.

Quarto, Calabria, Muggia

Tanti contributi dai nostri visitatori

Tanti contributi dai nostri visitatori

Ringraziamo qui i nostri visitatori che hanno gentilmente contribuito a fornire racconti o immagini sulle navi italiane presenti in Cina: Borsci, Caligaris, Kotlar, Lazer_one, Maggiani, Palumbo, Vampi, Zaccaria, Zoccolella Molitano, e altri. Dedichiamo qualche nota a tre unità su cui non abbiamo ancora raccolto testimonianze.

Immagini di Proietti in estremo oriente

La divisa del Battaglione San Marco, foto di gruppo nei corridoi della caserma, infine con la scritta "Italy" sul braccio, forse prigionieri degli americani: ricordi sufficienti per riassumere le vicissitudini della vita militare

La divisa del Battaglione San Marco, foto di gruppo nei corridoi della caserma, infine con la scritta “Italy” sul braccio, forse prigionieri degli americani: ricordi sufficienti per riassumere le vicissitudini della vita militare

Ringraziamo la signora Ornella Borsci per le immagini che ci ha cortesemente inviato.

Proietti Carlo Trento, nato a Leporano (Taranto) nel 1916, prestò servizio nel Battaglione S.Marco in Cina. Della sua vita militare non conosciamo l’esatto percorso ma solo alcuni frammenti di ricordi e alcune immagini, gentilmente forniti dalla nipote Ornella Borsci. Era a Tientsin nel 1937, come testimonia il retro di una foto ( Per ricordo del servizio – Matagnini Mario – Tientsin 1937). Nelle immagini vediamo compagni affacciati dalle finestre della caserma Carlotto di Tientsin, o istantanee nei corridoi. Proietti fu prigioniero durante la seconda guerra mondiale, forse in Cina e poi in America. Alcune immagini lo ritraggono con i compagni, sul braccio la scritta “Italy”. Al ritorno si scoprì una forma di bronchite con gravi conseguenze. Scomparve nel 1979. I familiari ricordano il suo orgoglio di aver fatto parte del battaglione San Marco. Tra le immagini troviamo alcune navi famose di stanza in Cina: la cannoniera Caboto e l’esploratore Quarto, certamente incontrate durante il servizio in Estremo Oriente.

L'Esploratore Quarto negli anni trenta, in Cina (raccolta Borsci)

L’Esploratore Quarto negli anni trenta, in Cina (raccolta Borsci)

La Regia Nave Quarto

L’esploratore Quarto fu progettato dal Maggiore del Genio Navale Giulio Truccone, partendo dalle richieste della Regia Marina di disporre di scouts (incrociatori leggeri, armati e veloci). Realizzato dall’Arsenale di Venezia, fu varato nel 1911 ed entrò in servizio nel maggio 1912. Era lungo 131 metri e dislocava 3281 tonnellate (normali). Le macchine sviluppavano 25.000 cavalli su quattro eliche, con una velocità massima di 28 nodi. L’armamento era costituito da 6 pezzi da 120 e 6 pezzi da 76, oltre a 2 lanciasiluri. Nel 1936 furono aggiunte 2 armi contraeree da 13,2 mm al posto di 4 pezzi da 76. L’unità aveva uno scafo affinato dall’alta prora con bordo arrotondato, limitate sovrastrutture e ridotta plancia di comando. Presentava tre fumaioli e l’albero poppiero ben distanziato. Il Quarto fu impiegato nella prima guerra mondiale come conduttore di flottiglia, operando attivamente. Dal 1933 al 1935 fu inviato in Estremo Oriente dove fu sede del Comando Superiore Navale. Nel 1935 fu mandato in Mar Rosso. Tornato in patria nel 1936, partecipò alla Guerra di Spagna. Nel 1938 subiva l’esplosione di una caldaia con la perdita di due sottufficiali e undici marinai. Fu radiato nel 1939 e usato a La Spezia come bersaglio di tiri ed esercitazioni di mezzi d’assalto nel 1941. Utilizzato ancora come bersaglio a Livorno, vi si trovava semiaffondato nel 1944.

La prora del Quarto, dal caratteristico bordo arrotondato (raccolta Borsci)

La prora del Quarto, dal caratteristico bordo arrotondato (raccolta Borsci)

Il Regio Incrociatore Calabria

Incrociatore Calabria (Collezione Zoccolella Molitano)

Incrociatore Calabria (Collezione Zoccolella Molitano)

Apparteneva alla Classe “Lombardia” (o “regioni”) di cui facevano parte: Lombardia, Calabria, Elba, Etruria, Liguria, Puglia, Umbria. Definiti “arieti torpedinieri” , erano incrociatori protetti per missioni in mari lontani, richiesti per lo sviluppo di una politica coloniale oltre che per affermare una presenza commerciale e politica in Sud America ed Estremo Oriente. Rispetto ai precedenti (Dogali-Piemonte) si cercò una migliore abitabilità per le lunghe crociere, sia pure aumentando il dislocamento e di conseguenza riducendo la velocità. Furono commissionati a vari cantieri, realizzati quindi con diverse varianti rispetto al progetto originario, e varati tra il 1890 e 1898. Tutti vennero impiegati in missioni oceaniche, quasi tutti operarono anche in Estremo Oriente (eccetto l’Etruria).

Il Calabria, varato nel 1894,dislocava 2.492 tonnellate con 81 metri di lunghezza. Era dotato di quattro caldaie con due motrici alternative a triplice espansione da 4.260 CV (rispetto ai circa 7.500 degli altri incrociatori della sua classe ) e un solo fumaiolo (rispetto ai due che avevano tutti gli altri). Raggiungeva una velocità di 16,4 nodi (mentre gli altri arrivavano a 18-19 nodi). L’autonomia era di 4.000 miglia a 10 nodi. La protezione era ottenuta con un ponte inclinato, di 50 mm di spessore. L’armamento originario consisteva in quattro pezzi da 152/40 (152/32 per gli altri), sei pezzi da 120 mm, più altre armi leggere e tre lanciasiluri. Le particolarità del Calabria dipendevano da alcune modifiche per ottenere una nave già destinata allo stazionamento coloniale lontano, e non all’improbabile impiego in squadra (per il quale tutte le navi di questa classe risultarono comunque inadatte). Il Calabria, dopo un breve intervento nel Mediterraneo orientale, fu inviato in Sud America, dove stazionò nel 1898, venendo poi mandato nel Pacifico e arrivando in Cina nel giugno del 1900 dove partecipò alle operazioni legate alla Guerra dei Boxer. Reparti del Calabria sbarcarono sia per la difesa di Pechino , sia per espugnare i forti di Ta Ku (con l’appoggio delle artiglierie dell’Incrociatore), sia per presidiare i forti conquistati. Il Calabria lasciò la Cina nell’aprile 1901 rientrando in Italia. Nel 1902 venne mandato nelle Americhe, operando nei Caraibi, sulla costa atlantica e nel Pacifico dove raggiunse Shanghai e il Giappone nel 1903. Rientrato in Italia, iniziò nel 1905 una nuova navigazione oceanica verso il Sud America, l’Australia, Filippine, e ancora in Giappone e a Shanghai (1906). Rientrato in Italia nel 1907, intraprese una nuova campagna oceanica dal 1909 al 1912 (citiamo Brasile, Panama, San Francisco, Honolulu, Giappone, Shanghai) portandosi infine in Mar Rosso per la Guerra italo-turca, dove compì cannoneggiamenti costieri e azioni anticontrabbando. Dopo lavori in Italia, nel 1914 fu mandato a stazionare in Mar Rosso e Oceano Indiano, da cui intervenne nelle Antille a difesa dei connazionali a seguito di disordini legati alla guerra fra Messico e Stati Uniti. Tornato in Italia, dopo sorveglianza contro il contrabbando di armi in Albania, fu inviato in Siria e nel 1915 si trasferiva in Mar Rosso, dove rimase per tutta la durata della Prima Guerra Mondiale, con missioni in Somalia settentrionale ed Eritrea. Nel 1919 rientrò in Italia per lavori. Nel 1922 fu inviato in Estremo Oriente, dove rimase fino al 1924, quando rientrò in Italia. Fu destinato alla scuola cannonieri, prima di essere radiato e venduto per la demolizione.

Il Regio Cacciatorpediniere Muggia

Disegno del cacciatorpediniere Muggia

Disegno del cacciatorpediniere Muggia

Era una unità austroungarica, il Csepel, della classe “Tatra”, assegnata alla Regia Marina nel 1920, a seguito della Guerra Mondiale 1915-1918. Dislocava 880 tonnellate (carico normale), con una lunghezza di 83 metri. Disponeva di propulsione mista con due caldaie a carbone e quattro a nafta, con la notevole potenza di 20.000 cavalli che consentiva una velocità massima di circa 32 nodi. Ciò comportava un equipaggio di 99 uomini e 5 ufficiali. Varato alla fine del 1912, moderno ed efficace per il conflitto in Adriatico, aveva tuttavia sopportato il logorio della guerra e pertanto in Italia fu sottoposto a lavori di ripristino e adattamento (al posto delle armi originarie fu dotato di due pezzi da 100/47 mm e sei da 66/47, di cui due antiaerei, oltre a lanciasiluri da 450 mm). Entrato in servizio nel 1923, iniziò l’attività nell’Egeo, a Costantinopoli, in Mar Nero e nel Dodecanneso. Nel 1926 fu inviato in Estremo Oriente a Shanghai, dove giunse il 10 marzo 1927, durante la guerra civile. Per le sue caratteristiche fu in grado di effettuare sia navigazioni fluviali che sulla costa oceanica, tra Hong Kong e le Dairen. Nella notte del 25 marzo 1929, durante la navigazione da Amoy a Shanghai con una fitta nebbia, presso Finger Rock (l’isola di Hea Chu) urtò il fondo roccioso riportando una falla che ne provocò l’affondamento. L’equipaggio si salvò sull’isola.

Sul Muggia, Quarto, Espero, “I Cacciatorpediniere Italiani” (1969) dell’Ufficio Storico della Marina Militare.
Sul Calabria, Libia, San Giorgio, Trento, Montecuccoli, Colleoni, “Gli Incrociatori Italiani” (1978) dell’Ufficio Storico della Marina Militare.
Sulla Carlotto, Caboto, Lepanto, “La Marina Italiana in Estremo Oriente, 1866-2000” dell’Ufficio Storico della Marina Militare.
Su tutte le navi citate “Storia delle campagne oceaniche della R.Marina” (Volumi III-IV) dell’Ufficio Storico della Marina Militare.
Sulla Lepanto e altre navi, citiamo inoltre l’articolo di Maurizio Brescia “Un marinaio del Tigullio in Cina” (relativo alla Collezione Cocchi di S.Margherita Ligure) pubblicata sulla Rivista Marittima del marzo 2008.