La Lepanto rimase ormeggiata a Shanghai per i grandi lavori di manutenzione fino a febbraio del 1936. Dopo esercitazioni e prove di tiro in attesa di migliori condizioni di vento e di corrente, risalì più volte il grande fiume. Sostò a Nan-king in occasione del Natale , in presenza dell’ambasciatore, tornando in aprile alle boe di Shanghai.![]()
Cannoniere italiane in Cina
Un leone zaratino in Cina, sulla Lepanto

Alberto Kotlar
Ringraziamo Guerrino Kotlar per le immagini e le informazioni sul viaggio del padre Alberto Kotlar.
Alberto Kotlar, nato a Zara il 24 Agosto 1914 e arruolato nella Regia Marina nel marzo 1934, fu trasferito in Estremo Oriente a bordo del transatlantico Conte Rosso, (dal 13/10/1934 al 05/11/1934). Giunto in Cina fu imbarcato sulla Cannoniera Lepanto, sotto il comando di Priamo Leonardi, dove prestò servizio per due anni (dal 6/11/1934 al 28/10/1936), come fuochista/comune di 1° classe.

La cannoniera Lepanto in Estremo Oriente (immagine gentilmente fornita da Guerrino Kotlar)- anni 1934/36
La Regia Nave Lepanto
La Regia Nave Lepanto entrò in servizio nel 1927. Appartenevano alla stessa classe le navi Azio, Legnano, Ostia , Dardanelli, Milazzo. Erano unità molto versatili che univano buone qualità nautiche con ridotte dimensioni (62,5 metri) e pescaggio (2,4 metri), adatte a risalire i fiumi e svolgere attività coloniali. Dovendo svolgere all’occorrenza anche ruoli rappresentativi della nazione all’estero, erano abbastanza curate e complete (anche di potente stazione radiotelegrafica). La Lepanto dislocava 625 tonnellate ed era mossa da due macchine alternative da 1.500 cavalli, capaci di sviluppare 15 nodi. L’armamento consisteva in due cannoni da 102/35 e una mitragliera da 40/39 (un cannone da 76/40 sulle altre unità). L’equipaggio era costituito da 5 ufficiali e 69 sottufficiali, sottocapi e comuni. La Lepanto fu inviata in Estremo Oriente per affiancare la Carlotto, sostituendo la Caboto. Fu autoaffondata il 9 settembre 1943, al momento dell’armistizio, per non essere catturata dai giapponesi. Fu comunque recuperata e continuò l’attività fino al 1956.
La permanenza in Estremo Oriente
In Oriente la cannoniera svolse le consuete brevi crociere costiere e fluviali, per la quale era particolarmente adatta. Lo scopo era appoggiare con la propria presenza connazionali e missioni cattoliche, soprattutto nelle zone meno raggiungibili per le navi maggiori. Ciò era necessario anche per il permanente stato di conflittualità interna e la mancanza di sicurezza. La Lepanto rientrava a Shanghai il 26 novembre e vi rimaneva fino al primi di febbraio del 1935, portandosi fino ad Hankow sul fiume Yang-tse-Kiang in marzo. Dopo aprile e maggio a Shanghai riprendeva l’attività, Chemulpo, Dairen, Taku, Ching-uan-tao, Ce-fu, Wei-hai-wei, Tsing-tao, tornando a Shanghai il 24 agosto. La Lepanto rimase ormeggiata a Shanghai per i grandi lavori di manutenzione fino a febbraio del 1936. Dopo esercitazioni e prove di tiro in attesa di migliori condizioni di vento e di corrente, risalì più volte il grande fiume. Sostò a Nan-king in occasione del Natale , in presenza dell’ambasciatore, tornando in aprile alle boe di Shanghai. Durante tale periodo era in corso la guerra italo-etiopica e si cercava di tenere buoni rapporti con le potenze straniere, compresa l’Inghilterra. La Lepanto, invece della crociera estiva, stazionò a Tsing-tao, tornando a Shanghai nel settembre 1936.

Alberto Kotlar con altri marinai ed ufficiali della cannoniera Lepanto, Pasqua 1936
Possiamo immaginare che per Kotlar dovesse essere importante l’esperienza di trovarsi in luoghi così lontani dal suo paese, su una nave che portava la bandiera italiana lungo il corso dei fiumi, manifestando la volontà di non lasciare a se stesse le piccole missioni, altrimenti indifese. Come lui, i tanti marinai che prestarono servizio in Estremo Oriente avrebbero ricordato con orgoglio quel periodo.
Kotlar portò con sé anche immagini dell’esploratore Quarto (incrociatore leggero), pure presente nello stesso periodo in Cina. Date le maggiori dimensioni, il Quarto si spostava per distanze superiori: Hong-kong, Manila, Nan-king, Han-kow…

Con altri marinai dell’Esploratore Quarto
Kotlar concludeva l’esperienza in Estremo Oriente, lasciava la Lepanto e si imbarcava sul transatlantico Conte Verde (dal 30/10/1936 al 21/11/1936) che lo riportò in patria. Il trasferimento delle truppe di stanza in Cina avveniva infatti con le normali navi passeggeri di cui disponeva l’Italia, evitando il movimento di unità meno adatte alla navigazione oceanica. Il 14 gennaio 1937 Kotlar si congedava.
Il servizio di Kotlar riprendeva con l’arruolamento nella 85° Legione Apuana, 14° Battaglione II (dal 25/07/1938 al 13/04/1939).
Con l’entrata in guerra dell’Italia Kotlar veniva richiamato e assegnato a Maridist Zara (dal 26/09/1940 al 06/12/1940). Veniva poi trasferito a Maridife Maddalena (dal 07/12/1940 al 26/02/1941). Tra le immagini di Kotlar troviamo anche il caccia Pantera, che partecipò alla seconda guerra mondiale e si autoaffondò in Mar Rosso (4/4/1941).
L’ultimo imbarco fu sulla R.Nave Alfieri, motonave di 4.573 tonnellate. Durante la navigazione tra Messina e Napoli, il 29 luglio 1943, fu colpita durante un attacco aereo. Il giorno successivo fu attaccata da aerosiluranti e centrata da un siluro alle 16.50. Affondò a 9 miglia a nord di Punta Licosa.
Dopoguerra
Il dopoguerra sarebbe stato difficile per Kotlar, per la sua nazionalità italiana a Zara, che da città italiana della Dalmazia era divenuta territorio iugoslavo. Drammi, disagi e difficoltà comuni a molti italiani della sponda orientale dell’Adriatico: vengono ricordate da suo figlio Guerrino nella lettera che ha accompagnato il materiale inviato.
Terminata la guerra Alberto Kotlar con la sua famiglia si è trovato a Zara (Borgo Erizzo di Zara), la sua città natale, che non era più in Italia, in quanto Zara con molti altri territori è stata ceduta alla Iugoslavia. Per diversi anni Kotlar ha cresciuto la sua famiglia ormai lontano dalla sua patria, l’Italia, sentendosi straniero nella sua città. Vedeva e faceva vedere l’album con le sue immagini del viaggio in Estremo Oriente e sognava un futuro per i figli nella sua vera patria. Così nel 1957, quando è stato possibile, si è deciso a lasciare la sua casa e la città, il padre che non avrebbe più rivisto, i quattro fratelli e molti parenti, e venire in Italia, portandosi dietro solo due valigie e tre sportine. Tanto, pensava, tutto quello che lasciava sarebbe stato ampiamente recuperato, anzi di più. Non fu però così. Kotlar con la sua famiglia, dopo 4 anni e più di campo profughi a Gaeta si stabilì a Ravenna dove cominciò una nuova vita, ma si sentiva di nuovo quasi straniero, slavo, nella sua patria, giudicato da alcuni anche per la scelta che aveva fatto di non rimanere in Iugoslavia. E’ stata una vita non facile. Non si sa, date le scarse possibilità, se sia riuscito a rintracciare qualcuno del suo passato. Alberto Kotlar è scomparso nel 1996.
Altre cannoniere
La cannoniera Caboto

La cannoniera Caboto ormeggiata alla banchina, negli anni trenta (raccolta Borsci)
La cannoniera Sebastiano Caboto fu ordinata nel 1910 e consegnata nel 1913 alla Regia Marina. Era una nave destinata a crociere fluviali ma anche in grado di affrontare l’oceano. Inizialmente destinata a operare in Sud America, fu invece inviata in Cina dove giunse nel 1914, a Shanghai. Lunga metri 63,40 e larga quasi dieci metri aveva un pescaggio di 2,9 – 3,4 metri, con un tonnellaggio a pieno carico di 1050 tonnellate. Era dotata di due caldaie a carbone, con una potenza complessiva di 1000 cavalli per una velocità massima di 13, 2 nodi. Ad andatura economica aveva una autonomia di 3600 miglia, sufficienti per la traversata oceanica. La nave era provvista anche di una discreta velatura. L’armamento era costituito da 6 pezzi da 76 e 4 mitragliere Maxim. L’equipaggio era composto da 117 uomini con 6 ufficiali. Dopo un servizio in oriente durato vent’anni la Caboto rientrò in Italia nel 1934 e prese poi parte alla Seconda Guerra Mondiale. Dopo l’armistizio fu catturata dai tedeschi e infine affondata da un bombardamento aereo alleato.

Caboto, collezione Caligaris

Caboto, Collezione Zaccaria- Otello Urizio

Cannoniera Caboto affiancata all’Incrociatore San Giorgio a Shanghai (collezione Scaringella)

Navi militari italiane presenti in Cina dal 1923 al 1939