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Storie di uomini e di navi

Acquisti negli Anni Trenta

L’abito pronto non era la normalità: ci si rivolgeva al sarto per avere il capo su misura, e chi aveva meno possibilità ricorreva alla macchina da cucire, molto diffusa, con cui le donne di casa più volenterose creavano, adattavano, allargavano vestiti che duravano più di oggi, grazie alla loro qualità o alla parsimonia delle famiglie. Normalmente era il bisogno che muoveva l’acquisto

Vestirsi nel 1930

Catalogo La Rinascente 1930

Gli anni trenta sono vicini eppure distanti da noi, esperienza forse troppo remota per tanti ma già popolata di novità moderne rispetto al passato. Il modo di vestirsi e gli oggetti di cui ci si circondava non erano lontani dalla tradizione classica a cui siamo ancora abituati, almeno nel ricordo. Esistevano già alcune comodità ed altre mancavano del tutto, e questo può essere occasione di sorpresa. L’approccio più semplice e diretto per immaginare la vita di quegli anni può essere sfogliare il catalogo 1930 di un Grande Magazzino (La Rinascente) che ebbe molto successo e divenne famoso. Il disegno di notevole bravura ci ricorda un’epoca dove la grafica volava alta come creatività, competendo con il realismo della fotografia.

Catalogo La Rinascente 1930

Vediamo classe ed eleganza del vestire in uno stile che potrebbe essere riproposto oggi, autorevoli signori, slanciati e maschili, e affascinanti donne, dal gesto femminile e dal seno minuto, ma anche ragazzi e bambini per bene, teneri nel vestitino buono. Grande raffinatezza. Cappelli e soprabiti, giacche, divise, cravatte e papillon, bretelle e anche giarrettiere (reggicalze per uomo, quando i calzini avevano scarsa elasticità per reggersi da soli). Pellicce, cappotti, abiti, vestaglie e i magici cappellini dell’epoca, per le donne.

Catalogo La Rinascente 1930

Allora l’abito pronto non era la normalità: ci si rivolgeva al sarto per avere il capo su misura, e chi aveva meno possibilità ricorreva alla macchina da cucire, molto diffusa, con cui le donne di casa più volenterose creavano, adattavano, allargavano vestiti che duravano più di oggi, grazie alla loro qualità o alla parsimonia delle famiglie. Normalmente era il bisogno che muoveva l’acquisto e non la pubblicità o l’esposizione: prima che le vetrine dominassero, si andava a comprare nel negozio, sapendolo in anticipo, ma si stava affermando una offerta che creava il consumo dal nulla, esponendo il prezzo per superare la timidezza della domanda, come un catalogo da sfogliare che accendeva il desiderio.

Oggetti di tutti i giorni nel 1930

Catalogo La Rinascente 1930

Nel Grande Magazzino si trova di tutto, anche gli oggetti di uso comune e quelli introvabili. Radio e giradischi a manovella portano parole e musica nelle case, apertura sulle notizie del mondo e riproduzione delle musiche preferite. Profumi, oggetti da regalo, curiosità. Per radersi l’armamentario era abbastanza diverso da oggi, tra pennelli e pericolosi rasoi che venivano affiancati da lametta e il rasoio di sicurezza, pure loro tramontati.

Gli attrezzi da cucina non ci sembrano strani e potremmo cucinare come oggi, dotati anche di pentola a pressione, ma scopriamo che dovremmo farlo sulla cucina economica, alimentata a carbone e anche a gas. Come pure l’assortimento di stufe testimonia il modo prevalente di riscaldarsi. Il petrolio e l’elettricità non si sprecavano, comunque si vendevano i primi ferri da stiro elettrici accanto a quelli massicci (che andavano scaldati sulla stufa). Non vediamo frigoriferi perché prevaleva la ghiacciaia, che isolava soltanto e questo imponeva un costante rapporto con alimentari e mercati, per avere i cibi freschi.

Certo si doveva lavorare tanto, dagli attrezzi per tostare e macinare il caffè, ai mille utensili che sono rimasti nei nostri cassetti, ereditati da genitori e nonni. Il mondo si è trasformato nel frattempo, più disinvolto nel gettare via e meno attento negli sprechi. Nessuno cercherebbe oggi liscivatrice, portacarbone, scaldiglia, zangola, fornello a spirito, coramella, listini di ricambio per camicie, davanti inamidato, campanello per il cameriere, e tante altre vittime dei cambiamenti di costume, ma in fondo gli oggetti rimasti sono la maggioranza, fondamentalmente uguali, come il cavatappi o l’affetta-tartufi, le posate e le tovaglie. Anche gli orologi da polso, in competizione con quelli da tasca, appaiono accettabili per il gusto di oggi. Nei giocattoli notiamo subito le automobiline uguali a quelle che andavano per le strade, ma non deve sfuggire la semplicità degli oggetti quando i bambini giocavano soprattutto con l’immaginazione senza costosi aiuti.

La maggior parte delle cose in mostra nel catalogo sono di produzione nazionale o locale, venivano prodotte non lontane dalle città dove venivano consumate, in modo diametralmente opposto a come avviene oggi. Qualche sfizio o rarità poteva provenire da lontano, tra l’esotico e il raffinato, costosa abitudine per qualche benestante o rara follia per altri.

Elaborazioni grafiche su immagini estratte dalle pagine del Catalogo 1929-1930 de La Rinascente – Milano. Grafica firmata: A.V.