La preoccupazione maggiore era evitare di rivelare in qualche modo progressi e catture, temendo che i Tedeschi introducessero dei cambiamenti più sostanziali o perdessero fiducia nella sicurezza della macchina. Si faceva di tutto per non far credere a una possibile decifrazione, fino a predisporre cause fittizie, come ad esempio simulare falsi avvistamenti per giustificare le successive azioni.![]()
La necessità di messaggi cifrati
In guerra è fondamentale scambiare informazioni e ordini tra comandi e forze militari senza che tali segreti vengano a conoscenza del nemico. Nel passato la comunicazione avveniva spesso con portaordini e documenti scritti che dovevano arrivare fisicamente a destinazione, con tutte le precauzioni possibili nel caso venissero intercettati. Ad esempio si nascondeva addosso il messaggio, si usavano parole convenzionali o lo si rendeva illeggibile con la cifratura, che consiste nello scambiare le lettere dell’alfabeto con altre stabilite in precedenza, secondo un “codice” (una tabella di corrispondenza). Mentre questa tecnica si diffondeva e si perfezionava, progrediva anche l’abilità di decifrare i messaggi in codice. Edgar Allan Poe, geniale scrittore della prima metà dell’ottocento, aveva spiegato benissimo nel suo racconto “Lo scarabeo d’oro” come si decifra un messaggio cifrato elementare. Nonostante l’apparenza incomprensibile, basta ragionare e tenere conto che dietro il cifrato si nascondono parole di uso comune. Certe lettere dell’alfabeto sono più frequenti di altre, certi gruppi di lettere si ripetono, ecc… Se si ha idea del probabile contenuto del messaggio, di date, parole o nomi certamente presenti, si ha una “guida” e si possono fare delle ipotesi più facilmente. Questo riduce il campo dei tentativi, rendendo possibile la decifrazione.
La radio è un problema
L’avvento delle comunicazioni radio ha grandemente aumentato la facilità e tempestività della trasmissione, ma ha anche aumentato la possibilità di intercettazione, dato che i messaggi radio sono ascoltabili da chiunque. La cifratura è quindi divenuta indispensabile, pur essendo un problema pratico da gestire perché il lavoro di trasmissione e ricezione diviene enorme. Ovviamente, dato che il cifrato è impronunciabile, stiamo parlando di messaggi scritti, che dunque andavano preparati e trasmessi non in fonia (verbalmente), ma con modalità telegrafica (lettera per lettera, ovvero punti e linee, con l’apposito tasto). La decifrazione, o come si dice “decrittazione” o “forzatura del codice” richiedeva tempo e una casistica di messaggi e parole abbastanza ampia. In alternativa bisognava catturare la chiave, cioè il codice, la tabella di conversione, che era sicuramente scritta o fissata da qualche parte, perché non si poteva tenere a mente. E’ questione di fortuna ma anche di tempo, e prima o poi capita. Se la decifrazione non è impossibile e la probabilità di riuscita dipende dal tempo, chi ha cifrato il messaggio dovrebbe preoccuparsi di cambiare spesso il codice, naturalmente d’accordo con il destinatario. Ciò deve essere organizzato prima e se i codici sono tanti diventano un libro (più facile da trovare per il nemico). Se vi sono delle regole, e se vengono cambiate, vanno comunicate (altro problema). Se le forze armate sono numerose, i rischi per la segretezza aumentano, perché aumentano le occasioni in cui il codice possa cadere in mano nemica. Insomma è un gioco di azzardo, ma anche di intelligenza e metodo, con trucchi e contromisure in una continua lotta contro il tempo. Con le tante comunicazioni rese necessarie dalla guerra moderna, si pensò di utilizzare una macchina cifrante per effettuare la cifratura, il più possibile complessa e sicura, eseguendo il lavoro in modo rapido e affidabile, prevedendo che il destinatario fosse dotato di una macchina simile, impostata nello stesso modo, per ricostruire il messaggio originale.
Già nella Prima Guerra Mondiale i Britannici avevano fatto uso della decifrazione con successo e nel dopoguerra il fatto venne reso incautamente di pubblico dominio. Conoscendo il problema, al fine di garantire segretezza e praticità (velocità di codifica e decodifica), la Germania fra le due guerre ricercò un pratico e veloce sistema di cifratura basato su una macchina trasportabile e poco più grande di una macchina per scrivere. Era comparsa una macchina adatta a Berna nel 1923. Posizionando i rotori meccanici della macchina si poteva scegliere ogni volta un codice diverso generando il testo cifrato. I vari rotori erano collegati fra loro e la codifica risultava pertanto complessa ed estremamente difficile da decifrare, mentre era facilmente interpretabile da chi disponesse di una macchina analoga. In altre parole, per forzare il codice non bastava una analisi, sia pure lunga e tenace, ma bisognava anche sapere come erano collegati i rotori e la posizione di partenza (il codice valido quel giorno). Senza qualche appiglio, c’erano poche probabilità di riuscire.
La macchina Enigma

La macchina cifrante Enigma (disegno Trentoincina)
Il funzionamento di Enigma
Enigma era una macchina elettromeccanica impostata giornalmente per convertire un testo in un altro, il messaggio cifrato, che poi veniva trasmesso via radio in modo telegrafico (non vocale, con punti e linee). Chi riceveva il messaggio utilizzava una macchina identica, impostata quel giorno nello stesso modo per decifrarlo, ottenendo il testo di partenza. Enigma aveva una tastiera meccanica come quella di una macchina da scrivere, che veniva usata per digitare il testo. Il movimento meccanico di ogni tasto faceva avanzare in modo diverso tre rotori, dischi posti sullo stesso asse con delle lettere sul bordo visibile. Il tasto chiudeva un contatto elettrico che (usando una batteria interna) mandava corrente ai rotori. I rotori avevano dei contatti che trasmettevano la corrente da uno all’altro e infine un contatto finale che illuminava una lampadina (fra tante) associata a una lettera, la quale veniva riportata sul foglio del messaggio da trasmettere. L’avanzamento meccanico faceva in modo che una lettera digitata non desse mai una stessa lettera corrispondente: tutto dipendeva dalla posizione di partenza dei tre rotori, le cui lettere visibili costituivano l’impostazione della macchina (adottata sia dal mittente che dal ricevente). Alla macchina vennero aggiunti degli ulteriori meccanismi per aumentarne la sicurezza, per aumentare le combinazioni possibili, ovvero un pannello di commutazione (per variare con degli spinotti la corrispondenze delle lettere), oppure un rotore aggiuntivo, portando a 4 i rotori collegati.
La nuova macchina sembrava la soluzione. Ma lo spionaggio polacco, molto prima della Seconda Guerra Mondiale aveva ottenuto da una spia piani e istruzioni sull’uso di Enigma e, avendone avuta una casualmente a portata di mano, aveva costruito una copia, decifrando parzialmente i messaggi. Un lavoro che sarebbe risultato utile, conosciuto dai Francesi e dagli Inglesi, anche se l’invasione della Polonia disperse quei ricercatori. I Tedeschi ignoravano questa fuga di informazioni e avevano cieca fiducia nella macchina, che comunque avrebbero perfezionato a più riprese, con l’aggiunta di un rotore e con regole più sicure di codifica.
Ultra e Bletchley Park
In Inghilterra si aveva molto chiaro l’obiettivo già prima del conflitto e si potenziarono moltissimo le risorse umane a disposizione per la decifrazione con un apposito centro di spionaggio, chiamato “Ultra”, a Bletchley Park (B.P.) dove confluirono importanti e geniali matematici. Uno di questi era Alan Turing, ideatore della Macchina di Turing, base di partenza dei moderni computer. Il centro segreto scelto era una residenza di campagna con un vasto parco, 50 miglia a nord est di Londra, forse non a caso situata tra Oxford e Cambridge, due tra le migliori università britanniche da cui vennero reclutate menti brillanti, capaci, anticonvenzionali. . Nel corso della guerra Bletchley Park si popolò di migliaia di persone, distribuite nei vari uffici e “baracche”, costruzioni temporanee esterne ai fabbricati e spesso dedicate esclusivamente a un compito o tipologia di lavoro. La decifrazione non fu mai continua ma soggetta ad alti e bassi in funzione dei cambiamenti introdotti dai Tedeschi nel corso della guerra e delle informazioni catturate di volta in volta su unità nemiche. In particolare il codice più complesso da forzare era quello della Marina Tedesca, ma era anche quello di maggiore interesse, soprattutto per la possibilità di vincere la Battaglia dell’Atlantico contrastando i successi degli U-Boot.
La conoscenza della macchina e la cattura dei rotori permise la costruzione di gruppi di macchine per simulare le varie combinazioni di codici e trovare per tentativi la decifrazione del messaggio. Il tempo richiesto per decifrare dipendeva dal numero di macchine usate (sempre troppo poche e contese con gli altri gruppi di decifrazione) e poteva variare da settimane a giorni, fino a poche ore: quando si ebbero regole stabili, codici catturati, messaggi noti o tradotti, utilizzatori incauti e regolari che non spostavano mai certi rotori. Erano questi gli errori che venivano commessi per ignoranza e sottovalutazione della segretezza. Ma bastava un cambiamento per gettare nel buio completo per mesi il gruppo di lavoro. Si usava sia la logica che l’intuito per indovinare parti del messaggio che avrebbero velocizzato la forzatura del codice. I matematici di maggiore capacità idearono tecniche e metodi per ridurre casistica e tentativi, guadagnando tempo.
Ma l’obiettivo era anche ottenere informazioni aggiuntive dall’esterno, perché la decifrazione da sola non bastava e ci voleva qualche traccia. Venivano predisposte norme efficaci e spietate per bloccare i sommergibili emersi in difficoltà, senza affondarli: non si speronavano più e si sparava con le mitragliatrici sui boccaporti, per evitare che l’equipaggio uscisse, impedendo così l’autoaffondamento. Si minacciava di morte l’equipaggio indifeso, se affondava l’unità. Nel frattempo veniva messa in mare una lancia con una squadra di abbordaggio, bene armata. Furono molte le occasioni da cui si ottenne documentazione utile, tenendo queste operazioni nel massimo segreto. I documenti e congegni che si riuscivano a raccogliere erano subito inviati a Bletchley Park.
La preoccupazione maggiore era evitare di rivelare in qualche modo questi progressi e catture, temendo che i Tedeschi introducessero dei cambiamenti più sostanziali o perdessero fiducia nella sicurezza della macchina. Si faceva di tutto per non far credere a una possibile decifrazione, fino a predisporre cause fittizie, come ad esempio simulare falsi avvistamenti per giustificare le successive azioni. Gli Americani faticarono non poco a ottenere informazioni dai Britannici, preoccupati da possibili indiscrezioni, ma quando ci riuscirono produssero centinaia di macchine permettendo così di aggregarle per decifrazioni sempre più veloci. Gli operatori di Bletchley park esultavano per i successi militari resi possibili, o almeno facilitati, dalle loro decifrazioni (la Bismarck, Matapan, il corsaro Atlantis, ecc.) e si rammaricavano che il loro contributo dovesse rimanere assolutamente segreto. Dopo la guerra fu necessario attendere molto prima che questi retroscena venissero rivelati, probabilmente a causa del segreto militare e dell’eterna attualità dell’argomento, su cui gli angloamericani avevano un primato tecnico ed organizzativo, utilizzabile anche nella Guerra Fredda.
Navi e poltrone, senza traditori
In Italia, il tardivo affiorare di spiegazioni su come i Britannici conoscessero i segreti della marina italiana e tedesca, lasciò nel dopoguerra che si pensasse al tradimento degli alti comandi come unica possibilità (era la tesi del famoso libro di A.Trizzino, “Navi e poltrone” del 1952). Ma la rivelazione del grande lavoro di decrittazione da parte dello Spionaggio Britannico, inizialmente accolta con scetticismo, fu però una realtà così gigantesca e documentata da lasciare pochi dubbi su come il nemico conoscesse i piani tedeschi e italiani. Forse ci saranno anche stati spie e traditori, come sempre avviene in tutte le nazioni, ma non furono la principale causa della perdita di segretezza. Lo conferma anche il paragrafo seguente.
Novità 2021
Intorno al 2020 l’Ufficio Storico della Marina Militare ha potuto accedere a 37.800 messaggi della Regia Marina decrittati durante la Seconda guerra mondiale dallo Spionaggio Britannico, che li ha resi disponibili di recente in forma digitale. E’ stato fatto quindi un lavoro di analisi dei messaggi, ricostruendo quali fossero e l’esatta fonte da cui provenivano. Vedasi Bollettino di Archivio USMM Anno XXXV L-S/2021. Lo studio ha rivelato che erano tutti inviati dall’Ammiragliato di Supermarina a Roma che trasmetteva ai comandi marittimi extrametropolitani. Questa fonte era stata scelta dai britannici, in quanto utilizzava un modello obsoleto di macchina cifrante (Hagelin C.38 m.), priva di pannello di commutazione aggiuntivo e quindi più facile da decrittare in tempo utile. Con l’occasione, è stato quindi confermato quanto segue. A parte l’inizio, non furono mai decrittati i cifrati da codici manuali, come quelli delle unità in mare (che non usavamo macchine, ma libri). Non vi furono decrittati da scambi di messaggi con la Regia Aeronautica o con i Tedeschi. Nessuna decrittazione fu fatta a guerra finita con chiavi fornite dalla Regia Marina ai Britannici. Le decrittazioni venivano ottenute quasi sempre in giornata con effetti operativi. Nota: la macchina Enigma della Regia Marina a Bletchley Park ha 4 rotori, ma non ha pannello di commutazione ed è quindi meno sicura delle Enigma tedesche.
In altre parole, NON furono i Tedeschi a rivelare informazioni a danno degli Italiani. La responsabilità fu invece della Regia Marina, per l’uso inconsapevole di una macchina cifrante ritenuta ancora sicura, mentre era ormai obsoleta.
Altri dettagli e retroscena
Abbiamo scelto e citiamo di seguito alcuni eventi chiave del conflitto dove Enigma avrebbe avuto un ruolo significativo. Alcune citazioni saranno forse già note ai più informati. Tuttavia, col trascorrere del tempo si aggiungono anche dettagli minimi, finora sconosciuti e segreti, che contribuiscono a farsi un’idea più completa. Durante il conflitto Enigma veniva usata diversamente dalle varie Armi tedesche, con la codifica più difficile e accurata da parte della Marina, dove quella degli U-boot era chiamata chiave “Squalo”. Ecco alcuni esempi, dove indichiamo la data di decifrazione nota: per la Luftwaffe, Marrone, decif. 2/9/1940, Rossa (strategica) decif. 20/5/1940, Azzurra decif. 28/8/1941. Per il Coordinamento aeronautica-esercito, Gialla decif.10/4/1940. Per l’Esercito, Fringuello decif.17/9/1941 (nordafrica), Fenice (corpo d’armata) , Avvoltoio (fronte russo). Per la Marina, Delfino (acque interne Atlantico e Baltico), Focena (mediterraneo). Per le SS, Arancione. Per la Polizia, chiavi manuali (di cui parliamo in seguito).
Matapan
Durante la guerra di Spagna, fu rilevato del traffico della Regia Marina italiana con Enigma senza pannello di commutazione, poi ripreso dopo l’entrata in guerra (decifrato nel settembre 1940). Da questo nel marzo 1941 fu decifrato a Bletchley park un messaggio da Roma a Rodi sull’uscita della flotta al comando dell’Ammiraglio Iachino, tre giorni prima, che fu inoltrato in codice sicuro all’Ammiraglio Cunningham il 26/3/1941, ore 8.20. Fu subito attribuito ad una operazione contro il traffico britannico nel Mediterraneo orientale, attivando le operazioni occulte (sospensione convoglio e uscita notturna delle corazzate da Alessandria) che avrebbero portato allo scontro di Gaudo e al disastro di Matapan. Dietro insistenze di Dilly Knox (personaggio chiave dello spionaggio dagli anni venti, proprio quello che aveva ricevuto la replica Enigma dai polacchi) , Cunningham inviò una pattuglia da ricognizione per simulare la causa di avvistamento.
Russia
Furono rilevate delle comunicazioni con Enigma, senza pannello di commutazione, delle ferrovie tedesche, decifrate nel luglio 1940 e poi ricomparse verso marzo 1941. Evidenziavano strani trasporti di mezzi corazzati, sintomo della prossima invasione della Russia, che fu suggerita da Churchill a Stalin, originando però in quest’ultimo sospetti verso l’alleato invece che contromisure. L’impossibilità di dichiarare la fonte, per la sfiducia nella capacità di segretezza sovietica, impediva di parlare chiaro, con possibili malintesi. Nonostante fosse stato deciso di non spiare i messaggi dell’alleato sovietico, il loro contenuto veniva trovato da Bletchley Park al momento di decifrare alcuni messaggi tedeschi Enigma che ne parlavano. Alcune informazioni avevano impatto diretto sulle operazioni militari e andavano comunicate. Il tentativo di allertare i sovietici, anche ai fini di una maggiore accuratezza, ottenne invece l’effetto di convincerli dello spionaggio alleato ai loro danni, con conseguenze negative sul lungo termine.
Bismarck
Nel maggio 1941, le decifrazioni di Bletchley Park con un mese di ritardo (a causa della complessità e numero dei tentativi) sulle operazioni preparatorie della Bismarck, comunque ne avevano fatto prevedere in tempo l’uscita in atlantico. Tramite radiogonometria e analisi del traffico venne scoperto il passaggio del controllo radio della corazzata da Wilhelmshaven a Parigi, ipotizzando il rientro verso porti francesi (Harry Hinsley, Baracca 8 di B.P.). Tramite la richiesta del generale Jeschonnek, vicecapo di stato maggiore della Luftwaffe, che chiedeva informazioni sul figlio guardiamarina a bordo della nave e dove si stava dirigendo (Brest), trasmesso con Enigma, chiave Rossa dell’Aeronautica, decifrato da Bletchley Park, fu possibile indirizzare un idrovolante Catalina che avvistò la Bismarck il 26/5/1941 a 690 miglia da Brest, dirigendo l’attacco aerosilurante che la immobilizzò e ne decretò la fine. Per le otto navi di rifornimento e meteorologiche di supporto alla Bismarck, di cui si riuscì a decifrarne i movimenti, fu deciso di non affondarle tutte per sviare i sospetti sulla fonte. Tuttavia anche quelle risparmiate, vennero perdute dai tedeschi per attacchi casuali, con gravi rischi di svelare la decifrazione.
Navi italiane affondate
Tra luglio e ottobre 1942 furono affondate dai Britannici in Mediterraneo circa 170.000 tonnellate di naviglio mercantile, con rifornimenti destinati al fronte africano, quasi esclusivamente attraverso le informazioni decifrate da Bletchley Park. Ciò avveniva grazie ai messaggi italiani trasmessi tramite la insicura macchina C38 Hagelin e a quelli tedeschi tramite Enigma con il codice Fringuello (dell’esercito in nord Africa). Dal 13/3/1941 la Baracca 3 di B.P. trasmetteva direttamente al comando britannico al Cairo. Un ufficio apposito riceveva dati decifrati sul carico delle navi e sulla rotta, valutava i fabbisogni critici delle forze italo-tedesche di Rommel , circa munizioni anticarro, granate, pneumatici, gasolio, benzina (anche in base alle richieste di sollecito rifornimenti, pure decifrate), selezionando di conseguenza le navi da affondare in modo prioritario per ottenere il massimo effetto. In questo modo si arrivò ad affondare in ottobre quasi metà del traffico e soprattutto le petroliere (Arca, Proserpina, Luisiano in un paio di giorni a fine mese, con una perdita totale di ottomila tonnellate di carburante ), paralizzando le forze corazzate con effetti immediati sul campo. Anche la intenzionale attesa di Montgomery prima di attaccare le forze tedesche, nonostante i solleciti di Churchill, sarebbe originata dalle certezze offerte dalle informazioni provenienti della decifrazione Enigma sulla situazione nemica del carburante. Si ricordi che Churchill, come suo costume, pretendeva di visionare direttamente i messaggi originali, litigando con i responsabili di B.P. che parafrasavano i contenuti o preferivano dialogare direttamente con i livelli operativi, a cui passavano solo quello che serviva.
Crimini di guerra
Durante l’invasione della Russia la decifrazione a Bletchley Park di rapporti delle SS e della polizia tedesca con chiave manuale, discontinui a causa della distanza di rilevazione, rivelarono le persecuzioni ebraiche e le esecuzioni in massa di civili e militari russi, la cui sintesi venne trasmessa a Churchill, che denunciò pubblicamente lo sterminio (24/8/1941). Purtroppo, come previsto da Bletchley Park, ed effettivamente rilevato e decifrato, fu intuita dai nazisti la fonte crittoanalitica poiché ne seguirono disposizioni e precauzioni, inizialmente inefficaci, poi efficaci dal novembre 1942. La sezione relativa di Bletchley Park fu quindi portata a 500 persone. In quel periodo i servizi segreti americani e britannici decisero di organizzare la documentazione per un futuro processo per crimini di guerra. Poi, avvicinandosi il processo di Norimberga, la grande disponibilità di documenti sequestrati portò alla decisione congiunta di tenere segreta l’opera di Bletchley Park.
Informazioni reperibili su “La guerra dei Codici” di Stephen Budiansky – Garzanti 2002,2006
Come nota conclusiva suggeriamo la lettura dei nostri articoli relativi ai piroscafi Scillin e Ogaden, che vennero affondati dai Britannici, conoscendone rotta e orari grazie alla decrittazione dei messaggi.