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Storie di uomini e di navi

San Marco in Cina

La forza internazionale, comprendente anche truppe italiane al comando del Sottotenente di Vascello Ermanno Carlotto, veniva attaccata durante i tentativi di portare soccorso e ripristinare le comunicazioni, con alcuni caduti anche tra i soldati italiani. Il 27 giugno 1900 Ermanno Carlotto, che si era distinto per determinazione e coraggio, moriva per le ferite riportate in combattimento

La necessità di una fanteria di Marina

In una Marina Militare che invia le forze navali a distanza per una missione, c’è spesso la necessità di finalizzare l’intervento, sbarcando a terra delle truppe. In tal caso non si dovrebbe arrivare a sguarnire l’equipaggio della nave. Può essere necessario che l’intervento si prolunghi nel tempo e magari richieda più risorse. Inoltre, l’esperienza e l’allenamento militare terrestre dovrebbero aggiungersi al già impegnativo profilo del marinaio o ufficiale: sarebbe meglio disporre di militari appositamente selezionati e preparati a operare assieme.  E’ per questi motivi che la storia delle fanterie di Marina comincia sin dall’antichità. Al momento dell’Unità d’Italia, gli stati preunitari avevano già militari di Marina specializzati e Cavour nel 1861, chiedeva al Re di approvare un decreto per la costituzione di una “Fanteria Real Marina”, visto l’intendimento di operare oltremare, come altre nazioni europee.

Brevi cenni sulla storia del San Marco

Nella seconda metà dell’Ottocento le forze da sbarco in Italia, prima di divenire un corpo autonomo, venivano ricavate dall’equipaggio di ogni singola unità, considerandole come una estensione a terra delle capacità belliche della nave. I fanti di Marina furono impiegati in Tunisia, a Creta e in Cina agli inizi del 1900, durante la rivolta dei Boxer per difendere i connazionali presenti nella zona. In seguito la fanteria da sbarco sarebbe stata sempre presente in Cina (fino al 1943). Durante la Prima Guerra Mondiale vi furono diversi reparti di fanteria di marina che operarono a terra con grande efficacia. Nel periodo 1917-1918 queste forze, presenti in Veneto, confluirono in unico gruppo, portando alla costituzione di una brigata e poi di un battaglione con cui controbattere gli Austriaci dopo Caporetto. A seguito di queste esperienze positive, con decreto del 17 marzo 1919 fu creato il Battaglione San Marco. Venezia, ben difesa da queste forze, volle dare loro il nome del Patrono e la Bandiera. Un contingente del Battaglione San Marco fu presente in Cina dal 1925, anno di costituzione del Battaglione Italiano in Cina, che dall’anno successivo sarebbe stato ospitato in permanenza a Tientsin nella Caserma Carlotto, intitolata a un celebre caduto nella Guerra dei Boxer,  Altri reparti vennero impiegati nella guerra d’Etiopia, a Tangeri, in Albania (1939). Al momento dell’entrata in guerra, il 10 giugno 1940, il San Marco contava 2 battaglioni. All’inizio del 1943 erano divenuti 7. Furono impiegati in Dalmazia, Montenegro, Grecia, a Tobruk, in Corsica, a Tolone, e avrebbero dovuto partecipare con la Folgore alla progettata invasione di Malta. Il San Marco fu in gran parte annientato durante i combattimenti e la sconfitta delle forze dell’Asse in Nord Africa. Diviso dalla Guerra di Liberazione, il San Marco avrebbe infine ripreso la sua storia per il passato prestigioso, con lo scioglimento e la ricostituzione (1965).

Per un approfondimento si può consultare “Le Fanterie di Marina Italiane” dell’Ufficio Storico della Marina Militare, Roma 1998

 I Fanti di Marina in Cina nel 1900

Una vecchia cartolina del 1909 (trasmessaci dal Cap. Di Nitto), mostra con un fotomontaggio truppe da sbarco in partenza da Gaeta, forse per la Cina

Una vecchia cartolina del 1909 (trasmessaci dal Cap. Di Nitto), mostra con un fotomontaggio truppe da sbarco in partenza da Gaeta, forse per la Cina

"Il Sottotenente Carlotto, comandante il distaccamento italiano, cade ferito mortalmente a Tien-Tsin" (Collezione Griva).

“Il Sottotenente Carlotto, comandante il distaccamento italiano, cade ferito mortalmente a Tien-Tsin” (Collezione Griva).

Nel corso dell’ottocento la Cina era stata costretta ad aprirsi al commercio e alla presenza sul proprio territorio di Legazioni delle principali potenze europee. Sul finire del secolo la violenza xenofoba dei Boxer contro tutti gli stranieri, indipendentemente dalle differenze di ruolo e volume della presenza, coinvolgeva anche l’Italia che faceva sbarcare dalle sue navi, a Ta Ku, nelle vicinanze di Pechino, un esiguo reparto di fanti di Marina in difesa dei connazionali. I Boxer avevano interrotto le comunicazioni tra Tientsin e Pechino, attaccando i luoghi dove erano riparati gli europei. La forza internazionale, comprendente anche truppe italiane al comando del Sottotenente di Vascello Ermanno Carlotto, veniva attaccata durante i tentativi di portare soccorso e ripristinare le comunicazioni, con alcuni caduti anche tra i soldati italiani. Il 27 giugno 1900 Ermanno Carlotto, che si era distinto per determinazione e coraggio, moriva per le ferite riportate in combattimento. Mentre Pechino veniva assediata, le potenze europee avevano inviato navi e contingenti in soccorso. Il 14 agosto arrivarono combattendo a Pechino le colonne delle forze internazionali, compresi gli Italiani, che liberarono le Legazioni. In autunno erano ormai sette le navi italiane presenti in Cina ed erano stati sbarcati migliaia di militari per le operazioni terrestri. Veniva istituito un Governo Provvisorio. Nel 1902 la zona occupata dai marinai italiani fu trasformata nella Concessione di Tientsin. In un Protocollo firmato da tutte le nazioni, all’Italia veniva riconosciuta la presenza nella Legazione di Pechino, a Tientsin, nel forte di Shan hai kwan, nell’ancoraggio di Ta ku. Veniva installata una Stazione Radio, gestita dalla Marina. Fino al 1905 diminuì progressivamente la presenza militare italiana, rimanendo sotto la responsabilità delle forze della Regia Marina.

Leggendo i freddi rapporti dei comandanti si rimane impressionati di fronte alla scarsità di truppe con cui si cercava di mantenere legalità e difendere persone indifese, civili e missionari, in un mondo lontano e immenso, dominato da forte ostilità verso gli stranieri. Ecco un resoconto del 1900 che ci fornisce un’idea della conflittualità esistente :

Il nostro picchetto armato, composto di un sottocapo e di 7 uomini è alla sorveglianza a circa 300 metri dal treno…ad un certo momento vedono tra gli alberi venire contro di loro due forti colonne di Boxer correndo e urlando. Immediatamente fanno fuoco per dare l’allarme e mentre tutta la gente disarmata corre verso il treno, il nostro picchetto comincia esso pure a retrocedere, fermandosi di tratto in tratto per ordine del loro bravo sottocapo, per far fuoco, e ritardare così l’avanzata… ma è tutto inutile. Con noi scendono dal treno gli inglesi, gli americani, i tedeschi, gli austriaci che hanno preso le armi e si comincia il fuoco sui Boxer. Questi dimostrano un coraggio straordinario…agitando furiosamente le loro lance e le loro sciabole…Poco dopo il treno ritorna nella posizione di prima, scendo per raccogliere i morti (del picchetto italiano) e li trovo a poca distanza dalla ferrovia ferocemente massacrati dalle armi bianche.  (dal Rapporto del Tenente di Vascello Sirianni, sul tentativo della colonna dell’Amm. Seymour di raggiungere Pechino – 13/6/1900).

Mentre il STV Ermanno Carlotto (Medaglia d’Oro al V.M.) spirava per le gravi ferite, in Italia il Governo stava preparando un Corpo di spedizione e varie navi si apprestavano a partire. “Intanto nella capitale (Pechino) ormai assediata si era cominciato a combattere con la sensazione, rivelatasi esatta, che i rinforzi sarebbero giunti con molto ritardo. Sulle barricate poste a difesa del quartiere delle Legazioni, di cui quella italiana costituiva l’angolo di sud est, iniziò uno stillicidio di perdite. Il 24 giugno morì il primo marinaio italiano…” (Le Fanterie di Marina Italiane – USMM). Le forze europee totali erano: 522 ufficiali, 14.500 soldati e marinai, con 53 cannoni e 26 mitragliatrici. Il 14 agosto il tenente Sirianni con il suo piccolo drappello, aggregato alle colonne alleate che si erano aperte la strada combattendo, portava anche la bandiera italiana alla conquista di Pechino. Negli stessi giorni arrivavano una dopo l’altra le navi italiane, il Fieramosca, il Vettor Pisani, con le compagnie da sbarco. Giungevano anche i piroscafi Giava, Singapore, Marco Minghetti, con duemila uomini, fanteria, bersaglieri, genio, ospedale da campo, e duecento cavalli. Il mese dopo arrivava il piroscafo San Gottardo con i rifornimenti, carbone, viveri. Il peggio era passato, il contingente internazionale superava ormai i sessantamila uomini e la battaglia avrebbe cambiato in modo sostanziale la posizione delle potenze occidentali in Cina.

San Marco in Cina fra le due guerre (1922-1938)

Nel 1922 a seguito di tensioni si rendeva necessario rinforzare la presenza a Tientsin e Pechino, per cui giunsero in Cina l’esploratore Libia e l’incrociatore Calabria. Si aggiungevano alle cannoniere Caboto e Carlotto già operanti localmente. Negli anni successivi i Capitani di Corvetta Da Zara e Iachino (futuri e celebri ammiragli nella Seconda Guerra Mondiale) guidavano operazioni della Regia Marina a tutela di interessi e persone. Nel 1925 si arrivava alla costituzione della Divisione Navale in Estremo Oriente, con l’invio a Shanghai sull’Incrociatore San Giorgio di una compagnia del Battaglione San Marco. Successivamente i Fanti di Marina del San Marco si trasferirono a Tientsin, dove veniva costituito il Battaglione Italiano in Cina (5 marzo 1925). Nel 1926 veniva inaugurata la Caserma Ermanno Carlotto a Tientsin , a ricordo dell’eroico Sottotenente di Vascello. Tra il 1927 e 1928 altri rinforzi del San Marco venivano inviati in Cina. Altri momenti di tensione con invio di rinforzi avvennero nel 1932 e 1937. A seguito della conquista giapponese della zona l’impegno divenne minore, permettendo la riduzione del presidio.

Caserma Carlotto a Tientsin - (Raccolta di Virgilio Mazzini)

Caserma Carlotto a Tientsin – (Raccolta di Virgilio Mazzini)

1932 – Il San Marco sul Trento in Cina

Gaeta: i marinai del Battaglione San Marco si imbarcano sull'Incrociatore Trento diretto a Shanghai. Gente Nostra, organo ufficiale dell'OND, anno VI numero 7 - 1932

Gaeta: i marinai del Battaglione San Marco si imbarcano sull’Incrociatore Trento diretto a Shanghai. Gente Nostra, organo ufficiale dell’OND, anno VI numero 7 – 1932

Nella fotografia si riconosce in lontananza l’Incrociatore Trento. Si nota anche il caratteristico modo dell’epoca con cui si portava l’elmetto o il cappello, fortemente inclinato (“sulle ventitrè”), che si vede anche nelle altre immagini di questa pagina. Non era la prima volta, e non sarebbe stata l’ultima, in cui contingenti del Battaglione San Marco si recavano in Cina per difendere la presenza italiana e relativi interessi nella colonia.

Gaeta, 5 febbraio 1932

Gaeta, 5 febbraio 1932

In questa immagine (e nel dettaglio a fianco) vediamo le truppe da sbarco del Battaglione San Marco appena salite a bordo sul Regio Incrociatore Trento, in partenza dalla base di Gaeta per la missione in Estremo Oriente.  L’Ammiraglio di Divisione Domenico Cavagnari, Comandante della Missione, saluta il Battaglione San Marco.

S,Marco, Gaeta - 5 febbraio 1932

Battaglione S,Marco, Gaeta – 5 febbraio 1932

La Seconda Guerra Mondiale (1939-1945)

Nel 1939, all’approssimarsi della guerra, veniva deciso il raddoppio della forza del San Marco presente in Estremo Oriente, con una consistenza che rimase inalterata per tutto il conflitto mondiale. Rimanevano in Cina la cannoniera Carlotto e la Lepanto, essendo le altre unità di maggior valore bellico richiamate nel teatro mediterraneo. Al momento dell’armistizio (1943) le navi vennero autoaffondate in osservanza agli ordini del Re, assieme al piroscafo Conte Verde (sarebbero state recuperate in seguito). I marinai italiani, rifugiati in caserma vennero circondati e fatti prigionieri dai giapponesi. Con la successiva costituzione della Repubblica di Salò si creò la divisione tra chi vi aderì (fu la maggior parte), e chi rimase fedele al giuramento regio. I primi divennero civili disarmati mentre gli altri furono trattati da prigionieri, anche se l’Italia non aveva dichiarato guerra al Giappone. Le vicende, condizionate dagli eventi bellici, furono molto lunghe e sofferte (alcuni subirono sia la prigionia giapponese che quella americana) prima di rientrare in Patria (1946 circa).

Le Fanterie di Marina Italiane – Ufficio Storico della Marina Militare – Roma 1998 – L.Fulvi, G.Manzari, T.Marcon, O.Miozzi