Alle ore 6,00 il mercantile veniva silurato a poppa da un sommergibile in agguato, presso Vulcano ed esplodeva, spaccandosi in due e affondando in tre minuti. Con le torpediniere al salvataggio dei pochi naufraghi, si scatenava la caccia del Gabbiano e dell’Euterpe al sommergibile che, colpito, emergeva. L’equipaggio fu salvato e fatto prigioniero mentre il sommergibile affondava. Continua a leggere →
Diari di Guido Sansoni – II
Le bordate in generale si fanno quando il vento è contrario cioè quando l’angolo formato dalla prua della nave e dalla direzione del vento è minore di 6 quarte (70°); nel qual caso le vele non riescono più a stringere il vento; allora, siccome non si può seguire la rotta in linea retta si cerca di avvicinarsi alla meta seguendo una direzione obliqua…si opera un viramento che a seconda dei casi è di 12 o 20 quarte… Continua a leggere →
Storia di un marinaio – Parte III
Era un’estate di contrasto aeronavale intenso e il periodo sull’Axum coincide con la Battaglia di Mezzo Agosto 1942 in cui il sommergibile attaccò e silurò con successo gli incrociatori britannici Cairo e Nigeria, oltre alla petroliera Ohio, raggiunti tutti assieme da un’unica sventagliata di 4 siluri angolati fra loro. L’incrociatore Cairo era talmente danneggiato da due siluri che fu autoaffondato dai britannici. Continua a leggere →
La mancanza del sonar
La pratica dimostrò che l’idrofono era utile soprattutto per i sommergibili, mentre il sonar era indispensabile per una efficace lotta antisom navale. Il sonar non richiedeva di fermarsi o di fare silenzio, permetteva al cacciatore di mantenere indefinitamente il controllo del sommergibile anche dopo che si era immerso, impedendone la fuga per ore, fino all’esaurimento dell’autonomia, costringendolo a riemergere per i danni o distruggendolo. Continua a leggere →
La mancanza del radar
Gli ammiragli pensavano alla battaglia navale di giorno a grande distanza, per la quale il radar era di limitata importanza, utile solo come strumento alternativo al telemetro per determinare l’esatta distanza di tiro. Lo chiamavano appunto “radiotelemetro”. Un errore di centinaia di metri a 20 chilometri di distanza era troppo per gli esigenti specialisti del tiro e i prototipi venivano bocciati, lasciando di fatto tutta la Marina senza niente a disposizione. Continua a leggere →
Marinai, superstiti e caduti del Trento
Un sopravvissuto ha raccontato che, poco prima dell’affondamento della nave, si era recato con Salvatore a prendere un caffè. A testimonianza della sua breve esistenza rimane la sua “sposa di guerra”, la zia Ninetta devota e affezionata alla sua memoria. Queste brevi note provengono dall’attenzione di Agostino Fuso, nipote di Salvatore, che sta cercando di ricostruire la storia Continua a leggere →
Radiotelegrafista del Trento – I
Le trasmissioni venivano fatte esclusivamente in telegrafia. Non esisteva la fonia. Ovviamente tutto in codice. Per la decrittazione c’era gli addetti, di solito Guardiamarine. Per i tempi di codifica, dipendeva dal tipo, importanza e urgenza del messaggio. In certi casi urgentissimi si andava ad un codice che l’R.T. aveva in memoria e che veniva gridato in tempo reale alla ricezione Continua a leggere →
Diari di Guido Sansoni – I
Fin dall’infanzia ho desiderato di divenir marinaio; ho aspettato lungamente questo giorno, mi ci sono preparato; eppure il cambiamento di vita è stato così improvviso e totale da produrre in me un’impressione molto più viva di quella che m’aspettavo: e più che dal genere nuovo di occupazioni sono stato colpito dal nuovo ambiente in cui ho cominciato a vivere. La disciplina militare, la comunanza di vita, il pensiero costante che tutte le nostre azioni in avvenire debbano tendere allo scopo comune del bene della Patria e del Re, mi hanno già vincolato e stretto ai miei compagni con un senso di affetto e nello stesso tempo di fierezza Continua a leggere →
15 Gennaio 2026
di Trentoincina
Commenti disabilitati su Naufraghi italiani e britannici del piroscafo Ogaden
Naufraghi italiani e britannici del piroscafo Ogaden
Bastava il solo sospetto per motivare un banale cambio di chiavi o sistemi, distruggendo la fonte, e i britannici non potevano permetterlo. Nemmeno il più piccolo sospetto ci doveva essere e l’irregolarità dei siluramenti era un razionale artificio britannico per nascondere la reale conoscenza di ogni messaggio. Avrebbero poi deciso quando usare davvero tale conoscenza, ad esempio per eliminare tutte le cisterne Continua a leggere →
Retroscena dell’affondamento dello Scillin
Il comandante del sommergibile Sahib non aveva alcuna idea che vi fossero prigionieri britannici su quella nave. Pensava di affondare un trasporto truppe italiane. Parrebbe dunque che i comandi britannici abbiano consentito l’affondamento, pur essendo informati del carico, per non rivelare al nemico con questa astensione la conoscenza dei messaggi italiani. L’affondamento dello Scillin non fu un caso isolato Continua a leggere →








